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21-06-2018

Epatite C, in Italia diminuisce la mortalità


L’Italia è uno dei 12 paesi che potrebbero sconfiggere l’epatite C entro il 2030. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Liver International dai ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss), capofila di Piter (Piattaforma italiana per lo studio delle terapie dell’epatite virale, coordinata da Iss, Aisf e Simit), in collaborazione con l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e con lo statunitense Center for Disease Analysis (Cda), secondo cui entro il 2022 il Belpaese dovrebbe conseguire l’obiettivo fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di ridurre del 65% le morti correlate all’infezione da Hcv (Hepatitis C virus).


Nel corso dello studio, gli scienziati hanno delineato differenti scenari per valutare le strategie più efficaci per raggiungere l’obiettivo dell’eliminazione dell’Hcv. Sono quindi giunti alla conclusione che per eradicare totalmente il virus occorre mantenere alto il numero delle persone in terapia e che, per riuscirci, è necessario uno screening mirato su particolari gruppi della popolazione generale con maggiore probabilità di avere un’alta prevalenza. Questo consentirà di scovare il “sommerso”, ossia tutte le persone che non sanno di aver contratto l’infezione. 


“Il nostro paese è un modello nella lotta al virus dell’epatite C – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Iss –. Le stime ci dicono che l’Italia raggiungerà il primo obiettivo fissato dall’Oms della riduzione del 65% delle morti Hcv-correlate nel 2022. Possiamo dire con orgoglio che questo traguardo verrà raggiunto grazie a un approccio universalistico e solidale unico al mondo, considerando oltretutto il significativo numero dei casi. E sempre grazie alle nostre politiche sanitarie, siamo sulla buona strada per raggiungere il traguardo più importante che consiste nell’eliminazione del virus entro il 2030”.

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