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I batteri "buoni" che garantiscono la salute dell'intestino

I batteri “buoni” contribuirebbero a proteggere la salute dell’intestino. Aiuterebbero, infatti, a rendere equilibrata la reazione del sistema immunitario alla presenza di agenti patogeni, evitando che l’infiammazione danneggi i tessuti sani. È quanto emerge da studio pubblicato sulla rivista Immunity dai ricercatori statunitensi del Baylor College of Medicine di Houston e della New York University School of Medicine, secondo cui la scoperta potrebbe migliorare il trattamento delle malattie infiammatorie intestinali.

 

“Un numero significativo di ricerche indica che il microbiota modella il sistema immunitario e lo aiuta a svolgere il proprio lavoro - spiega Gretchen E. Diehl, che ha coordinato l’indagine -. I batteri che provocano le malattie, come la Salmonella, innescano una forte risposta immunitaria infiammatoria diretta all'eliminazione dei microbi. Ma le reazioni immunitarie infiammatorie, specialmente nell'intestino, possono essere dannose per il tessuto sano. In questo lavoro abbiamo identificato il ruolo svolto dal microbiota nel modulare la risposta immunitaria, in modo da ridurre l'infiammazione e limitare i danni che può provocare all'intestino”.

 

Gli scienziati spiegano che per scatenare una reazione immunitaria efficace, alcune cellule immunitarie chiamate Apc (Antigen presenting cell), specializzate nel legarsi all’antigene, spingono altre cellule immunitarie, chiamate linfociti T, a provocare una risposta infiammatoria appropriata, capace di combattere gli agenti patogeni. Nello stesso tempo, le cellule Apc mettono in moto anche le cellule T regolatorie, che sono incaricate di limitare questa risposta per impedire che assuma dimensioni eccessive e provochi danni ai tessuti sani. Gli autori hanno scoperto che il microbiota è coinvolto in questo processo: i batteri “buoni” aiutano, infatti, a regolare la reazione infiammatoria stimolando le cellule Apc a secernere una molecola anti-infiammatoria chiamata interleuchina 10 (IL-10), che smorza gli effetti dei linfociti T e promuove l’azione delle cellule T regolatorie.

 

“Il risultato è una risposta equilibrata che permette di combattere un'infezione come la Salmonella, ma è regolata in modo da non arrecare danni al tessuto intestinale sano – precisa il dottor Diehl -. Abbiamo scoperto che quando somministravamo gli antibiotici agli animali da laboratorio, le cellule Apc non producevano IL-10. Quando abbiamo reinserito i batteri nell’intestino degli animali, soltanto i batteri che possono attaccarsi all'epitelio intestinale hanno innescato la produzione di IL-10 da parte delle cellule Apc e ridotto la risposta infiammatoria. Sembrerebbe illogico, perché si ritiene che i microbi che possono attaccarsi all'epitelio intestinale siano agenti patogeni capaci di causare malattie. Ma in questo caso abbiamo scoperto che l'attaccamento dei batteri all'epitelio non stava provocando patologie: al contrario, era necessario per rendere equilibrata la risposte dei linfociti T e aiutare a proteggere l'intestino”. 

 

Foto: © beawolf - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 09/07/2018

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