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HIV, 37 milioni le persone colpite dal virus

Nonostante gli enormi progressi nel campo della ricerca l'HIV e l'AIDS rappresentano ancora una grave minaccia per la salute pubblica. Solo nel 2017, in tutto il mondo, il virus ha portato al decesso 940 mila individui e 1,8 milioni di persone l'hanno contratto. A oggi ammonta a 37 milioni l'insieme dei soggetti colpiti dal virus dell'immunodeficienza. Sono alcuni numeri rilanciati dall'Organizzazione mondiale della Sanità, in prima fila per il contrasto all'epidemia di HIV.

I farmaci

Dei traguardi molto importanti sono stati tagliati sul fronte del trattamento con l'introduzione dei farmaci antiretrovirali. Si tratta di una terapia efficace che controlla il virus e aiuta anche a prevenirne la trasmissione così che sia i soggetti già contagiati che quelli esposti a un rischio sostanziale possono comunque condurre una vita in salute, per quanto possibile.

Incrementare la soglia di accesso a questi farmaci è uno degli obiettivi di tutti gli attori che lottano contro il virus. Al 2017 sono 21,7 milioni le persone che hanno contratto l'infezione e che stanno seguendo una terapia con farmaci antiretrovirali. In particolare, di tutti i contagiati, solo il 59% degli adulti e il 52% dei bambini stanno ricevendo la terapia mentre la percentuale sale all'80% per le donne incinte o che stanno allattando. La cosiddetta trasmissione verticale del virus, cioè da madre a figlio, può essere infatti evitata quasi del tutto se sia la donna che il neonato ricevono i farmaci antiretrovirali durante la gravidanza e l'allattamento.

Aumentare la platea dei soggetti contagiati che beneficiano degli antiretrovirali è di vitale importanza. Questo rientra fra gli obiettivi da raggiungere nel 2020, obiettivi che contribuirebbero a centrare l'esito maggiore, quello di porre fine all'epidemia di AIDS nel 2030, ricorda l'Oms. Grazie alla terapia le nuove infezioni fra il 2000 e il 2017 sono diminuite del 36% e i decessi correlati all'HIV del 38%, con 11,4 milioni di vite salvate.

La prevenzione

L'utilizzo dei farmaci antiretrovirali può avere dunque un valore preventivo. L'Oms ricorda i risultati di un trial clinico del 2011 che ha confermato i benefici della terapia. Se una persona sieropositiva aderisce a un regime terapeutico efficace di farmaci antiretrovirali, il rischio di trasmissione ai partner sessuali può essere ridotto del 96%.

Gli antiretrovirali possono essere impiegati anche per la profilassi pre-espositiva per i partner sieronegativi di soggetti sieropositivi allo scopo di contrastare l'acquisizione del virus. Questa forma di profilassi è raccomandata dall'Oms alle persone ad alto rischio di infezione come parte di un approccio preventivo completo e anche per le donne sieronegative incinte o che allattano. Oltre dieci studi randomizzati controllati hanno dimostrato l'efficacia di questa forma di prevenzione –  aggiunge ancora l'Oms – in diversi soggetti tra cui le coppie eterossuali ad alto rischio, chi fa uso di stupefacenti per via iniettiva, le donne transgender, gli uomini che fanno sesso con altri uomini.

I farmaci antiretrovirali, infine, sono utilizzati anche per la profilassi post-espositiva da effettuarsi entro le 72 ore dall'esposizione al virus al fine di prevenire l'infezione: i farmaci vengono assunti per 28 giorni.

Il rischio di trasmissione del virus è maggiore in alcune categorie di persone: uomini che fanno sesso con altri uomini, chi assume sostanze stupefacenti per via iniettiva, chi sconta una pena in carcere, chi è dedito alla prostituzione e i loro clienti, le persone transgender. Nel 2017 le stime indicano che il 47% delle nuove infezioni si è verificato tra queste popolazioni e i loro partner.

Ecco dunque che le altre forme di prevenzione chiamano in causa comportamenti virtuosi come ad esempio utilizzare il preservativo nei rapporti sessuali (efficace anche contro le altre infezioni sessualmente trasmesse) e l'impiego di aghi e sirighe sterili per chi assume sostanze stupefacenti per via endovenosa. Anche la circoncisione maschile riduce il rischio di contagio di circa il 60%. Si tratta di un intervento preventivo importantissimo per alcune regioni come l'Africa orientale e meridionale. Infine, effettuare i test per diagnosticare l'infezione da HIV e le altre malattie veneree è fortemente raccomandato come arma preventiva per tutti i soggetti esposti a qualsiasi fattore di rischio.

 

Foto: © WavebreakmediaMicro - Fotolia.com

 

di redazione
Pubblicato il 27/07/2018

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