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Tumore all'ovaio, con l'aspirina il rischio scende del 10%

Una nuova conferma sugli effetti anti-tumorali dell'aspirina arriva da due studi pubblicati su Journal of the National Cancer Institute e su Lancet Oncology. L'assunzione quotidiana di aspirina è stata associata infatti a una riduzione del 10% del rischio di tumore ovarico e a un aumento del 30% della sopravvivenza dopo la diagnosi. Si tratta di dati che si inseriscono in un filone di ricerca esplorato negli ultimi anni ma che necessitano di ulteriori conferme: “I risultati dello studio supportano il dato per cui l'aspirina può ridurre il rischio di tumore ovarico ma ulteriori studi sono necessari prima di raccomandarne l'uso quotidiano. Ad esempio c'è bisogno di capire quale possa essere la dose migliore per le donne, se la mini-aspirina o l'aspirina standard”, spiega Shelley S. Tworoger, tra gli autori del primo studio.

Il tumore ovarico

Quello alle ovaie è fra i tumori ginecologici più diffusi. In particolare rappresenta circa il 30% di tutti i tumori maligni dell’apparato genitale femminile e si trova al decimo posto tra le neoplasie che colpiscono le donne, si legge nei Numeri del Cancro in Italia ed. 2017. I suoi sintomi sono aspecifici, pertanto tra il 75% e l'80% dei casi la patologia viene diagnosticata in fase avanzata.

Negli anni sono state prodotte diverse evidenze circa il ruolo giocato dall'infiammazione nell'insorgenza del tumore ovarico e nell'andamento della malattia oncologica. L'infiammazione è la risposta del sistema immunitario a un'infezione o a un trauma. Nel corso della risposta infiammatoria i globuli bianchi producono delle sostanze che hanno effetti sulle cellule (si dividono e crescono per dar vita ai tessuti). In presenza di infiammazione cronica, senza che il sistema immunitario debba reagire per promuovere la guarigione dell'organismo, nel tempo il DNA può subire dei danni e portare all'insorgenza di un tumore.

Dal momento che i farmaci antinfiammatori non steroidei contengono dei fattori in grado di bloccare la crescita cellulare, si è cominciato a indagare l'azione svolta da tali medicinali, come l'aspirina, l'ibuprofene o il naprossene, in chiave antitumorale.

Gli studi

Un gruppo di ricercatori del National Cancer Institute e del Moffitt Cancer Center (USA) ha analizzato i dati di 13 studi che avevano indagato la tendenza al consumo di antinfiammatori in oltre 750 mila donne. Nel corso del follow-up sono stati rilevati più di 3500 casi di tumore. Al termine della ricerca i suoi autori hanno visto che in caso di assunzione quotidiana di aspirina il rischio di tumore era diminuito del 10%.

Il secondo studio, realizzato da scienziati della University of Hawai’i e dal Moffitt Cancer Center, si inserisce nella scia di studi che indicano come l'aspirina e gli altri farmaci antinfiammatori non steroidei potrebbero inibire i meccanismi coinvolti nella progressione tumorale. Ad esempio possono bloccare la creazione di prostaglandine, sostanze che promuovono la crescita e la diffusione del tumore. Inoltre tali farmaci hanno anche un effetto antiaggregante. Circa un terzo delle donne colpite da tumore ovarico – spiegano i ricercatori – soffrono di trombocitosi, un disturbo in cui il corpo produce piastrine in eccesso; secondo alcuni studi un aumento della conta delle piastrine può giocare un ruolo nella crescita del tumore ovarico.

I ricercatori hanno analizzato circa mille casi di tumore ovarico. Dopo la diagnosi, le donne che avevano assunto l'aspirina e altri antinfiammatori steroidei hanno visto un miglioramento del 30% nella sopravvivenza. Se i risultati fossero confermati la ricerca potrà proseguire riguardo l'eventuale ricorso a tali farmaci (e in quali dosi) in combinazione con le terapie oncologiche tradizionali per migliorare i tassi di sopravvivenza delle donne con tumore ovarico.

 

Foto: Pixabay

di redazione
Pubblicato il 06/08/2018

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