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Domanda convinzione
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Credere a qualcosa contro le evidenze: perché avviene?

Individuato il motivo per molte cui persone continuano a conservare le loro certezze anche di fronte alla prova schiacciante che siano errate. I ricercatori statunitensi dell’Università della California di Berkeley e dell’Università di Rochester hanno, infatti, scoperto che le convinzioni degli individui hanno maggiori probabilità di essere rafforzate dalle reazioni positive o negative che ricevono in risposta a un'opinione, a un’azione o a un'interazione, piuttosto che dalla logica, dal ragionamento e dai dati scientifici. “Se pensi di sapere molto su qualcosa - spiega Louis Marti, che ha diretto lo studio -, anche se non è così, hai meno probabilità di essere abbastanza curioso da approfondire ulteriormente l'argomento, e questo t’impedirà di capire quant’è limitata la tua conoscenza”.

 

La ricerca, pubblicata sulla rivista Open Mind, ha coinvolto oltre 500 adulti che sono stati incaricati di osservare su un computer diverse combinazioni di forme colorate. In particolare, gli autori hanno chiesto loro d’identificare quali forme colorate potessero essere qualificate come “Daxxy”, un oggetto immaginario inventato dai ricercatori per questo esperimento. Senza aver ricevuto alcun indizio sulle caratteristiche che definiscono un Daxxy, i partecipanti hanno dovuto indovinare quali elementi lo costituivano durante l’osservazione di 24 diverse forme colorate, mentre gli studiosi fornivano loro un feedback informandoli se la loro risposta fosse corretta o sbagliata. Dopo ogni ipotesi, i volontari hanno riferito se fossero certi o meno della loro supposizione.

 

L’indagine ha dimostrato che i soggetti hanno costantemente basato la loro certezza sul fatto che avessero identificato correttamente un Daxxy durante le ultime quattro o cinque ipotesi, invece che sulla base di tutte le informazioni che avevano raccolto nel corso dell’esperimento. Questo, secondo gli esperti, indicherebbe che le persone tendono a rafforzare le loro convinzioni basandosi su pochi riscontri esterni, piuttosto che cercando conferme nella mole d’informazioni disponibili sull’argomento. “Abbiamo trovato interessante il fatto che i partecipanti potevano sbagliare le prime 19 ipotesi di fila, ma se avevano risposto correttamente alle ultime cinque si sentivano molto fiduciosi – spiega il dottor Marti -. Non è che non stessero prestando attenzione, stavano cercando d’imparare cosa fosse un Daxxy, ma non stavano utilizzando la maggior parte delle informazioni che avevano appreso per fondare la loro certezza. Se l’obiettivo è arrivare alla verità, la strategia di utilizzare il feedback più recente, piuttosto che tutti i dati accumulati nel tempo, non costituisce una tattica efficace”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 07/09/2018

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