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15-10-2018

Smettere di fumare riduce infiammazione, ma dopo molto tempo



Smettere di fumare può ridurre l’infiammazione, ma solo dopo molto tempo. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports dai ricercatori della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori (Int) e dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, secondo cui rinunciare alle sigarette aiuta ad abbassare i livelli della proteina C reattiva (PCR), un rilevante marcatore dell’infiammazione. Tuttavia, prima di poter godere di questo beneficio devono trascorrere diversi anni.


Per giungere a queste conclusioni gli scienziati hanno esaminato le condizioni di salute di 3.050 fumatori italiani, tra cui 777 ex-fumatori. L’indagine ha dimostrato che dopo diverso tempo dal momento in cui si smette di fumare, i valori di PCR si riducono. “La proteina C reattiva, o PCR, è un marcatore importante dell'infiammazione acuta o cronica, che si associa a un alto rischio di mortalità per malattie croniche polmonari, cardiovascolari e per molti tumori - spiega Ugo Pastorino, che ha coordinato la ricerca -. Questo studio dimostra che smettere di fumare è utile anche dopo i 50 anni, ma che è possibile abbattere il rischio in chi ha una PCR elevata agendo sugli altri fattori che possono ridurla, come alcuni farmaci anti-infiammatori, una dieta più sana, e una regolare attività fisica”.


L’analisi ha evidenziato, tuttavia, che servono alcuni anni perché i livelli della proteina C reattiva si abbassino in modo significativo. “In quello che è il più ampio studio prospettico disponibile finora, abbiamo dimostrato che la cessazione del fumo ha un effetto favorevole, sebbene a lungo termine, nel ridurre i valori della PCR - aggiunge il primo autore, Silvano Gallus -. Dal momento che ci vogliono diversi anni perché la PCR si riduca, lo studio ribadisce l'importanza di smettere di fumare il più presto possibile”.