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Microbiota intestinale e carboidrati: quale rapporto?

Eliminare i carboidrati dalla dieta potrebbe alterare la composizione del microbiota intestinale. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Applied and Environmental Microbiology dagli scienziati della Wright State University di Dayton (Usa) e dell’Università di Granada (Spagna), secondo cui la rinuncia ai carboidrati potrebbe nuocere alla salute, perché comporterebbe una riduzione della produzione di acidi grassi a catena corta e della presenza di antiossidanti.

 

I ricercatori hanno realizzato un intestino artificiale, chiamato “human gut simulator”, capace di riprodurre le condizioni presenti nell’apparato digerente umano. Durante l’esperimento hanno inserito nel dispositivo, costituito da tre contenitori di vetro collegati in modo da simulare tre diverse aree del colon, numerosi batteri intestinali umani ottenuti da alcuni donatori. In seguito hanno fornito ai microrganismi due diversi tipi di sostanze nutritive: le prime erano caratteristiche di una dieta occidentale equilibrata, mentre le seconde - somministrate in un momento successivo - erano composte interamente da grassi alimentari. Hanno quindi monitorato con tecnologie sofisticate i cambiamenti avvenuti nelle comunità batteriche intestinali e nei metaboliti prodotti da questi microrganismi.

 

L’analisi ha dimostrato che il passaggio da una dieta di tipo occidentale a un’alimentazione a base di grassi e priva di carboidrati ha stimolato la prolificazione dei batteri che metabolizzano gli acidi grassi appartenenti ai generi Alistipes e Bilophila e a diversi generi della classe Gammaproteobacteria. È invece diminuita la comunità dei batteri che degradano carboidrati e proteine, come i Bacteroides, i Clostridium e i Roseburia. Questo ha determinato un calo della produzione di acidi grassi a catena corta, che svolgono diversi effetti benefici, compresa la riduzione del rischio di cancro al colon-retto, la regolazione dell'appetito e la diminuzione delle infiammazioni. Inoltre, le modifiche intervenute nella composizione del microbiota hanno anche ridotto la presenza di antiossidanti, che aiutano a neutralizzare i dannosi radicali liberi.

 

Anche se restano tuttora molti aspetti da chiarire, gli scienziati ritengono che i risultati dello studio potrebbero contribuire a far luce su quale tipo di dieta sia più adatto per ogni persona. “I microrganismi intestinali mediano molti degli effetti della dieta sulla salute umana - spiega Oleg Paliy, che ha coordinato la sperimentazione -. La maggior parte di questi composti sono il frutto della fermentazione eseguita dai batteri intestinali. Questo avviene perché una proporzione significativa di carboidrati, proteine ​​e grassi alimentari sfugge alla digestione nell'intestino tenue e raggiunge il colon, una sezione dell'intestino che ospita una densa popolazione di microrganismi”.

 

Foto: © barmaleeva - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 27/09/2018

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