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Perchè abbracciarsi fa bene

L'abbraccio è un gesto con il quale si possono veicolare diversi messaggi, dall'affetto alla fedeltà al rispetto, messaggi che cambiano da cultura a cultura e a seconda del contesto in cui questo gesto viene effettuato. Certamente il contatto fisico serve a stabilire un certo grado di connessione tra due persone, a manifestare emozioni e un senso di vicinanza che può avere anche effetti benefici sullo stato psico-fisico di chi è coinvolto. Abbracciarsi ha, dunque, anche una sorta di potere terapeutico.

Gli effetti nel cervello

Il trasporto emotivo di chi viene abbracciato si evidenzia anche a livello cerebrale, come ha suggerito una ricerca del 2010 pubblicata su Developmental Review. Per mezzo di imaging a risonanza magnetica gli autori dello studio hanno visto che il contatto fisico con cui si manifestava affetto attivava la corteccia orbitofrontale dei partecipanti allo studio. Si tratta dell'area cerebrale situata sopra le orbite oculari associata alla capacità di apprendimento, di iniziativa e decisionale ma anche ai comportamenti emotivi, al controllo delle emozioni. Ancora, tra gli effetti fisiologici e biochimici del contatto fisico, sono emerse una riduzione del ritmo cardiaco, dei valori pressori e un aumento dei livelli di ossitocina, il cosiddetto ormone dell'amore.

Ma il contatto fisico non lascia traccia a livello cerebrale solo in chi viene toccato ma anche negli individui che lo offrono. Due ricercatori della University of California, Los Angeles (Usa) hanno pubblicato su Psychosomatic Medicine uno studio che mostrava una maggiore attività dello striato ventrale nel cervello delle donne che fornivano supporto al partner in condizioni di dolore. Si tratta di una regione cerebrale correlata al sistema della ricompensa e quindi al piacere.

Contro il dolore

Abbracciare può essere una reazione istintiva quando si ha di fronte una persona che soffre, in preda a uno stato di angoscia. Cingendola si comunicano supporto ed empatia con il risultato di calmare questo stato di forte disagio. Questa situazione può verificarsi, ad esempio, quando un adulto abbraccia un bambino che piange come ricorda uno studio svedese pubblicato su Research on Language and Social Interaction. Dalla ricerca è emerso che gli abbracci e le pacche che si danno ai più piccoli hanno un effetto lenitivo: i grandi dimostrano la loro disponibilità a offrire questo tipo di supporto e di conseguenza i bambini prendono coscienza di questa loro apertura rispondendo positivamente, calmandosi e smettendo di piangere.

Oltre alla riassicurazione, con un abbraccio si possono rimuovere delle paure e instillare in chi lo riceve un maggior senso di fiducia in se stesso. Lo ha indicato una serie di studi del 2014 su Psychological science condotti in Olanda. I soggetti con bassa autostima e preoccupazioni sulla propria esistenza hanno beneficiato del contatto fisico, ad esempio, provando meno ansia.

Una forma di contatto fisico dagli effetti analgesici è il tenersi per mano. Sono due gli studi che hanno fornito dei dati a supporto di questo potere benefico. Uno pubblicato nel 2017 su Scientific Reports ha visto che quando due persone si stringevano la mano la sensazione di dolore provata da uno dei due si riduceva. Gli stessi ricercatori hanno poi approfondito gli studi in un'altra ricerca pubblicata su PNAS l'anno successivo. Si è visto che in coppie eterosessuali dove la donna era sottoposta a stimoli dolorosi, quando i partner erano vicini o si tenevano per mano si sincronizzavano le onde cerebrali dei loro cervelli. La conseguenza era una riduzione del dolore percepito.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 05/10/2018

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