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Tenere il cuore sotto controllo? Basta un cerotto sulla pelle

Un monitor cardiaco che trae energia dalla luce solare e aderisce alla pelle come un cerotto potrebbe aiutare a tenere sotto controllo il battito del cuore. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Nature dagli scienziati giapponesi del RIKEN di Saitama e dell'Università di Tokyo, secondo cui questo dispositivo, grazie alla sua capacità di autoalimentarsi, potrebbe essere utilizzato nel lungo termine. Sarebbe quindi in grado di risolvere problemi che avevano reso altri sistemi simili poco fruibili, come batterie voluminose, alimentazione insufficiente o interferenze rumorose provenienti dall'impianto elettrico.

 

I ricercatori hanno sviluppato un sensore organico ultra flessibile, alimentato dalla luce solare, che può essere applicato direttamente sulla pelle per monitorare la frequenza cardiaca. Per realizzarlo, hanno integrato un transistor elettrochimico organico - un dispositivo elettronico che può essere utilizzato per misurare diverse funzioni biologiche - in una cella solare organica flessibile – una cella fotovoltaica che nello strato attivo dei dispositivi impiega materiali organici. Hanno quindi testato il monitor su volontari umani e su alcuni topi, per rilevare il battito cardiaco sulla pelle delle persone e per registrare i segnali elettrocardiografici (Ecg) direttamente sul cuore dei roditori. Hanno così scoperto che il dispositivo era in grado di effettuare le misurazioni efficacemente a un livello di illuminazione pari a 10.000 lux, che equivale alla luce presente all'ombra in una limpida giornata di sole. Inoltre, risultava meno rumoroso rispetto a dispositivi simili collegati a una batteria, probabilmente perché privo di cavi elettrici. Infine, poteva essere utilizzato per molto tempo perché riusciva a ottenere un approvvigionamento energetico stabile e adeguato, grazie alla sua capacità di convertire la luce del sole in energia.

 

“Questo è un bel passo avanti nella ricerca sui dispositivi di monitoraggio medico autoalimentati che possono essere posti sul tessuto umano – spiega Kenjiro Fukuda, che ha coordinato la ricerca -. È importante sottolineare che durante la sperimentazione abbiamo lavorato sulla parte analogica del nostro dispositivo, che lo alimenta e guida la misurazione. Ma il dispositivo contiene anche una porzione digitale basata sul silicio che serve a trasmettere i dati, e lavorare ulteriormente per migliorare quell'area consentirà di rendere questi dispositivi più pratici”.

 

Foto: © Dmytro Tolokonov - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 30/11/2018