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Nobel medicina alle scoperte sull'immunoterapia contro i tumori

Se con l'immunoterapia si può parlare di nuova era nei trattamenti oncologici il merito è in gran parte loro. Lo statunistense James P. Allison e il giapponese Tasuku Honjo sono stati insigniti del premio Nobel per la medicina grazie alle loro scoperte sul ruolo del sistema immunitario nel contrasto ai tumori. Entrambi gli scienziati hanno studiato il ruolo di due proteine che agiscono da freno all'immunità, un freno che può essere disattivato per permettere alle cellule immunitarie di dispiegare tutto il loro potenziale. Le loro scoperte hanno dato il via a nuovi approcci terapeutici che si sono rivelati efficaci contro alcuni tipi di tumori, dal melanoma al carcinoma al polmone.

Liberare i linfociti T

L'idea di sfruttare il sistema immunitario contro i tumori ha interessato molti ricercatori sin dagli inizi del Novecento. Diversi scienziati hanno scoperto i meccanismi regolatori dell'immunità e mostrato come questa fosse in grado di riconoscere le cellule dei tumori. Sono molte le cellule del sistema immunitario che vengono coinvolte nella risposta anti-tumorale tra cui i linfociti T. Sono globuli bianchi in grado di attaccare le cellule che trasportano gli antigeni tumorali, molecole presenti sulla superficie cellulare che le distinguono da quelle normali.

L'azione dei linfociti T è condizionata dalla presenza di proteine che fanno da acceleratore e di altre proteine che invece ne frenano l'attività. Una di queste è la CTLA-4, la proteina al centro degli studi di James P. Allison negli anni '90 nei laboratori della University of California. Il ricercatore aveva sviluppato un anticorpo in grado di legarsi a questa proteina e bloccarne la funzione. L'obiettivo era vedere se questo blocco fosse in grado di disinnescare il freno alle cellule T e far sì che il sistema immunitario fosse libero di attaccare le cellule tumorali. Degli studi sui topi hanno dato importanti conferme a questa ipotesi e poi uno studio del 2010 su pazienti con melanoma in stato avanzato ha mostrato la piena efficacia del nuovo approccio terapeutico.

Pochi anni prima delle scoperte di Allison, dalla Kyoto University in Giappone, nel 1992 Tasuku Honjo aveva scoperto un'altra proteina, la PD-1, presente sulla superficie delle cellule T. Nel suo lavoro di ricerca aveva visto che questa molecola, proprio come la proteina del suo collega statunitense, frenava i linfociti T sebbene con un diverso meccanismo. Dopo i primi esperimenti su modelli animali vent'anni dopo uno studio chiave ha fornito importanti risultati nei pazienti oncologici portando alla remissione del tumore nel lungo periodo e a una possibile cura per i pazienti con tumore metastatico.

Melanoma e non solo

Queste due proteine, bastoni tra le ruote del sistema immunitario, sono i cosiddetti checkpoint, molecole che possono diventare il bersaglio di anticorpi in grado di disinnescarli e dunque risvegliare l'immunità in chiave anti-tumorale. Ecco perché questo nuovo approccio è noto come terapia dei checkpoint immunitari. La strategia terapeutica che imbriglia la proteina PD-1 si è dimostrata più efficace rispetto a diversi tipi di tumore: polmone, rene, linfoma e melanoma, il più aggressivo dei tumori cutanei.

A oggi l'immunoterapia si è affiancata agli strumenti tradizionali a disposizione dei medici nella lotta ai tumori: chemioterapia, radioterapia, chirurgia, terapia ormonale e terapia con farmaci a bersaglio molecolare. Come questi trattamenti anche l'immunoterapia non è esente da effetti avversi correlati a un'eccessiva risposta immunitaria che però possono essere ben gestiti con specifiche terapie. La ricerca sull'immunoterapia va avanti con diversi studi clinici, che puntano anche a combinare gli approcci fin qui definiti, per rendere sempre più affilata l'arma che ha sconvolto la lotta ai tumori.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 02/10/2018