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Cuore, il picco del rischio non è più il lunedì mattina

Il momento di maggior pericolo per il cuore non è più il lunedì mattina: l’arresto cardiaco improvviso potrebbe verificarsi in qualsiasi giornata della settimana e in qualsiasi momento del giorno e della notte. Lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Heart Rhythm dagli scienziati del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles (Usa) e dell’Oregon Health and Science University di Portland (Usa), coordinati da Sumeet S. Chugh, che afferma: “Ci sono molte ragioni per spiegare perché si verifichino più arresti cardiaci al di fuori dei periodi di picco precedentemente identificati, lo stress probabilmente è un fattore rilevante. Viviamo in un'era frenetica, sempre in movimento, che provoca un aumento dello stress psicosociale e presumibilmente un incremento delle probabilità di essere colpiti da arresto cardiaco improvviso”.

 

Gli autori hanno analizzato i casi di arresto cardiaco improvviso registrati negli ospedali della zona metropolitana di Portland tra il 2002 e il 2014. In tutto, sono stati identificati 1.535 pazienti di età pari o superiore a 18 anni che sono stati colpiti dall’evento cardiaco. Dall’indagine è emerso che solo il 13,9% dei pazienti è deceduto durante le prime ore del mattino (tra le 6 e le 10). Inoltre, non sono state rilevate prove significative che si siano verificati più arresti cardiaci improvvisi nel corso della giornata di lunedì.

 

Secondo gli esperti, il fatto che l’arresto cardiaco improvviso non colpisca più prevalentemente il lunedì mattina, ma possa verificarsi in qualsiasi momento, sarebbe dovuto a diversi fattori: innanzitutto lo stress, ma anche la modifica del modo in cui vengono trattati i pazienti ad alto rischio. Inoltre, è possibile che gli studi precedenti, che avevano identificato il lunedì mattina come il momento di maggior pericolo per il cuore, presentassero delle inesattezze: potrebbero essersi basati sui dati riportati nei certificati di morte, anziché sull’effettivo orario del decesso.

 

Gli scienziati spiegano che la ricerca si è concentrata sull’arresto cardiaco improvviso e non sull’infarto miocardico, perché di tratta di due eventi differenti. Il primo è il risultato di un'alterazione dell’attività elettrica del cuore, che potrebbe non essere avvertita dal paziente e provocare la morte nel giro di pochissimo tempo. L’infarto miocardico, invece, è generalmente provocato dall’occlusione delle arterie coronarie che riducono il flusso sanguigno al muscolo cardiaco, e la sua manifestazione è accompagnata da sintomi che spesso vengono percepiti dal paziente. “Dato che l'arresto cardiaco improvviso è di solito fatale, dobbiamo fare in modo di prevenirlo prima che colpisca – sottolinea  il professore Chugh -. Questo è solo un altro tassello del puzzle. Il nostro prossimo obiettivo consisterà nel determinare in modo definitivo le ragioni che sono alla base di questo cambiamento e identificare le implicazioni per la salute pubblica”.

 

Foto: © Dmytro Tolokonov - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 04/10/2018

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