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Miopia, passare del tempo all'aperto per ridurre il rischio

Strizzare gli occhi e sentirli affaticati, leggere con fatica la lavagna a scuola. Sono segnali con cui i bambini comunicano una difficoltà a vedere bene. Ad esempio da lontano, come nel caso della miopia. È proprio in età scolare che generalmente viene diagnosticato questo difetto della vista ed è sempre durante l'infanzia che si può fare qualcosa per ridurne il rischio di insorgenza: trascorrere più tempo possibile all'aperto svolgendo attività in cui la vista è impegnata su lunghe distanze. Un messaggio da ricordare in occasione della Giornata mondiale della vista, in calendario l'11 ottobre. Più giochi nel parco e meno cartoni animati con gli occhi incollati a tablet, smartphone o Tv potrebbero dunque giocare a favore di una vista più acuta. 

Sempre più miopi

La miopia è un errore di rifrazione, una condizione in cui gli oggetti posti a distanze lontane vengono visti sfocati. La distanza a partire dalla quale la visione è distorta dipende dall'entità della miopia, che può essere lieve, moderata o elevata. Ma cosa succede all'occhio di un miope? I raggi luminosi provenienti dagli oggetti non vengono messi a fuoco sulla retina – come succede fisiologicamente – ma su un piano anteriore a essa. Pertanto sulla retina l'immagine è sfocata. Inoltre l'occhio di un soggetto con miopia è diverso da quello di un soggetto non miope: il bulbo oculare può essere più lungo del normale, come avviene nella maggior parte dei casi; la cornea o il cristallino possono essere più curvi oppure il cristallino può avere un eccessivo potere refrattivo.

La miopia è spesso diagnosticata durante l'infanzia; la condizione tende poi ad aumentare con gli anni e dopo i 20 anni comincia a stabilizzarsi. In Italia, come ricorda Iapb Italia onlus, circa un individuo su quattro è miope, un dato in linea con quello relativo agli Stati Uniti secondo l'American Society of Ophtalmology. Nei Paesi occidentali la miopia è meno diffusa che in altre zone come l'Asia. Nel mondo la sua incidenza è in aumento e secondo uno studio del 2016 realizzato tra Singapore e Australia pubblicato su Ophthalmology entro il 2050 la metà della popolazione mondiale potrebbe diventare miope.

Ai primi campanelli d'allarme è importante intervenire in tempo e in maniera adeguata per un buon controllo dell'evoluzione della miopia, con la prescrizione di occhiali o lenti a contatto e con visite regolari dall'oculista. Oltre a occhiali (preferibili fino a tutta l'adolescenza) e lenti si può intervenire con il laser per correggere il difetto o con la chirurgia (in caso di miopia elevata).

Geni e stile di vita

Negli anni la ricerca ha reso sempre più chiaro l'insieme dei fattori che concorrono all'insorgenza della miopia. Uno studio pubblicato su Nature Genetics nel 2018 ha individuato in 161 i “geni della miopia”. Su questa condizione, inoltre, ha un peso rilevante l'ereditarietà: se uno o entrambi i genitori sono miopi è più probabile che anche i figli lo saranno.

Tuttavia c'è anche la partecipazione dello stile di vita: trascorrere ore e ore in ambienti chiusi, alle prese per tanto tempo con attività svolte da vicino è correlato a un maggior rischio di miopia. Nel 2008 uno studio pubblicato su Ophtalmology della Sydney University ha sotolineato l'importanza dell'esposizione alla luce stando all'aperto ravvisando la correlazione tra il tempo trascorso fuori casa e la minore prevalenza della miopia. Tre anni dopo sulla stessa rivista è apparso uno studio della Cambridge University condotto su oltre 10 mila tra bambini e adolescenti: per ogni ora in più trascorsa all'aperto il rischio di miopia si riduceva del 2%. Conferme sono arrivate negli anni, come una ricerca del 2016 pubblicata su Investigative ophthalmology & visual science, secondo cui l'esposizione alla luce solare aiuterebbe a prevenire la miopia o a rallentarne la progressione.

Spesso sotto accusa sono finite le attività svolte con l'ausilio di Pc, smartphone e tablet tenuti a distanze ravvicinate. Il consiglio per i genitori è pertanto quello di far sì che i più piccoli si pongano a distanze adeguate dagli schermi della Tv e dei nuovi dispositivi tecnologici, di fare delle pause durante la visione e di far praticare loro delle attività all'aria aperta. Secondo l'American Academy of Pediatrics è utile non leggere in ambienti poco illuminati, ridurre l'intensità delle attività da vicino con delle pause ed esporsi per almeno due ore al giorno alla luce naturale.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 11/10/2018