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Per decidere meglio? Bisogna dormici sopra, di pomeriggio

Schiacciare un pisolino di 90 minuti potrebbe aiutare il cervello a ragionare con maggiore lucidità. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Sleep Research da Liz Coulthard e Netasha Shaikh, due ricercatrici dell’Università di Bristol (Regno Unito), secondo cui il sonnellino pomeridiano aiuterebbe a elaborare anche le informazioni di cui non si è consapevoli.

 

Gli autori sono giunti a queste conclusioni dopo aver condotto un esperimento che ha coinvolto 16 persone. Ai volontari è stato chiesto di eseguire due compiti: nel primo dovevano analizzare alcune informazioni trasmesse molto velocemente, tanto da non avere il tempo necessario per elaborarle; nel secondo, invece, dovevano svolgere un’attività più semplice, come individuare un quadrato rosso o blu su uno schermo. Dopo aver svolto i due test, alcuni partecipanti sono rimasti svegli, mentre altri hanno fatto un sonnellino di 90 minuti. Successivamente, tutti i volontari hanno ripetuto i due test.

 

I ricercatori hanno misurato l'attività cerebrale dei partecipanti prima e dopo il sonnellino, utilizzando l’elettroencefalogramma, e hanno testato il tempo di reazione con cui hanno compiuto le scelte richieste dai due esercizi. Al termine della sperimentazione, è emerso che i soggetti che avevano fatto il pisolino mostravano tempi di reazione più brevi ed erano migliorati nello svolgimento del primo test (quello più complesso), mentre non avevano riportato progressi nell’esecuzione del secondo (quello semplice). Secondo gli esperti, questo suggerisce che il sonnellino è in grado di favorire l'elaborazione delle informazioni che sono state acquisite in modo inconscio. Pertanto, a loro avviso, dormire un’ora e mezza durante il pomeriggio potrebbe aiutare a elaborare i nuovi dati, migliorare i tempi di reazione e potenzialmente influenzare il modo in cui ci si comporta quando si è svegli.

 

“Gli effetti del pisolino sono notevoli perché possono verificarsi in assenza di intenzionalità e consapevolezza, attraverso l’elaborazione di segnali presentati in modo implicito – afferma la dottoressa Coulthard -. Ma è necessario condurre ulteriori ricerche su un campione più ampio, per confrontare se e come i risultati differiscono tra le diverse fasce d’età e per scoprire i meccanismi neuronali che sono alla base di questo processo”.

 

Foto: © ASK-Fotografie - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 12/10/2018