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Tumore fegato, rischio dimezzato con uso regolare di aspirina

L'aspirina come scudo contro il tumore al fegato? L'assunzione regolare del farmaco è stata associata a una significativa riduzione del rischio d'insorgenza del carcinoma epatocellulare, la forma più comune di questa neoplasia. Il calo del rischio è del 49% con almeno due compresse da 325 mg a settimana mentre sfiora il 60% con almeno cinque anni di assunzione del farmaco. È quanto hanno osservato dei ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston (USA). In ogni caso è ancora troppo presto per fare dell'aspirina un farmaco per la prevenzione oncologica, anche se “capire i meccanismi dietro questi effetti benefici potrebbe aiutare a identificare strategie o biomarcatori per un tumore che sempre più sta rappresentando un problema per la salute pubblica”, come sottolinea Tracey Simon, fra gli autori dello studio.

Altri farmaci non efficaci

Per la ricerca pubblicata su Jama Oncology sono stati analizzati i dati relativi a un totale di 133.371 partecipanti di cui oltre 87 mila uomini e poco meno di 45 mila donne (età media rispettivamente di 64 e 62 anni). In un follow-up di 26 anni sono stati diagnosticati 108 casi di carcinoma epatocellulare (65 casi nelle donne e 43 negli uomini).

I partecipanti avevano riferito le loro abitudini circa l'assunzione di medicinali. Ebbene, tra chi avesse assunto due o più aspirine da 325 mg ogni settimana, il rischio di insorgenza di tumore al fegato si riduceva del 49% rispetto a chi non prendesse tale medicinale. E se questa consuetudine fosse durata per almeno cinque anni, la riduzione saliva al 59%.

I dati hanno sottolineato l'importanza della regolarità nel ricorso al farmaco: i benefici si riducevano se l'uso di aspirina era discontinuo, svanendo dopo otto anni dallo stop alla sua assunzione. Infine i ricercatori hanno visto che all'uso di altri farmaci anti-infiammatori non steroidei come l'ibuprofene non si associava in maniera significativa alcuna variazione del rischio di sviluppare il tumore.

Epatite e abuso di alcol tra fattori di rischio

In passato erano già emersi dei dati relativi alle conseguenze dell'uso di aspirina sul rischio di tumore al fegato. Come ricordano gli autori dello studio il farmaco è infatti in grado di bloccare la produzione di sostanze infiammatorie che possono danneggiare il fegato: “La lunga durata dell'assunzione di aspirina potrebbe essere necessaria perché il tumore impiega molti anni per crescere. L'aspirina può agire ai primi stadi di sviluppo o in quelli pre-cancerosi, ritardando o prevenendo l'infiammazione o la fibrosi”.

È necessario procedere ulteriormente con la ricerca prima di chiarire se l'aspirina possa rientrare in una strategia utile per la prevenzione primaria. Questo farmaco “è già raccomandato negli Stati Uniti per la prevenzione cardiovascolare e del tumore al colon-retto in alcuni casi”, ricorda il ricercatore Andrew Chan. “Questi dati aggiungono il carcinoma al fegato a quei tumori per cui l'aspirina sembra avere un'attività antitumorale”. In particolare sarà indispensabile valutarne i benefici a confronto con i rischi tra cui quello di emorragia.
 
In Italia il tumore al fegato non è molto comune ma è la quinta causa di morte per cancro nella popolazione generale. In più di sette casi su dieci l'insorgenza di un tumore primitivo del fegato (tra cui il carcinoma epatocellulare) è attribuibile a fattori di rischio come l'epatite C o B. Anche l'abuso di bevande alcoliche è un noto elemento di rischio per questa neoplasia, così come il fumo di sigaretta e la steatosi epatica non alcolica.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 23/10/2018