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Seduti, in piedi o camminando: cosa cambia per la memoria?

Un cervello più efficiente grazie all'attività fisica. La memoria di lavoro visuale, quella che permette di avere a disposizione una certa quantità di informazioni visive da sfruttare per l'esecuzione di un compito, lavora meglio se si sta in piedi o mentre si fa esercizio fisico. È quanto hanno osservato dei ricercatori della Ludwig-Maximilians University di Monaco (Germania) in una ricerca pubblicata su British Journal of Psychology: “Sebbene la società moderna si sia evoluta diventando sempre più sedentaria, i nostri cervelli, tuttavia, potrebbero svolgere performance migliori mentre i nostri corpi sono attvi”, dice l'autore principale Thomas Töllner.

Che l'attività fisica sia uno strumento prezioso anche per il cervello è cosa nota. Mantenersi in movimento, fare attività regolarmente, alimenta il benessere generale della persona, anche quello cognitivo, configurandosi probabilmente come una possibile arma contro il declino cerebrale, secondo quanto suggerito da diversi studi. In passato molte ricerche hanno osservato gli effetti dell'esercizio aerobico sulle prestazioni cognitive ma pochi studi – sottolineano gli autori della ricerca – hanno osservato i processi cognitivi eseguiti in contemporanea all'esercizio fisico, in particolare come cambia la memoria di lavoro visuale a seconda del grado di attività volta.

Seduti peggio che in piedi o in attività

Il team di ricerca ha coinvolto 24 partecipanti. I soggetti sono stati sottoposti a elettroencefalografia mentre svolgevano un compito che metteva alla prova la loro memoria di lavoro. L'elettroencefalografia è uno strumento utilizzato per tracciare i fenomeni elettrici che si svolgono nel cervello. Il compito è stato svolto sia durante una fase di riposo che durante una fase di attività e quindi da seduti o pedalando su una cyclette, in piedi o camminando su un tapis roulant.

Al termine della ricerca si è visto che sia l'attività fisica aerobica che la postura in piedi migliorava la memoria di lavoro visuale rispetto alla condizione sedentaria. In dettaglio è emerso che questo tipo di memoria sembrava funzionare meglio quando i partecipanti pedalavano o camminavano piuttosto che semplicemente stando in piedi o seduti. Tuttavia lo stare in piedi aiutava a minimizzare gli errori commessi dai partecipanti: “I nostri risultati indicano che sia l'esercizio aerobico acuto che la postura in piedi acceleravano la velocità generale dei processi cognitivi rispetto alle condizioni stazionarie e passive mentre con la postura in piedi si riduceva il tasso di errore”, spiega ancora Töllner.

Più risorse per il cervello?

“Queste evidenze sono importanti per la nostra comprensione delle performance cognitive in generale”, continua il ricercatore. Nello studio sono state osservate anche le origini neuronali degli effetti sulla memoria di lavoro osservati nella ricerca: il network cerebrale frontoparietale, il centro nevralgico dell'attenzione, e la corteccia prefrontale dorsolaterale, un'area chiave per l'organizzazione e la pianificazione di cognizioni di livello superiore, come le azioni volontarie e logicamente ordinate, la programmazione motoria, l’apprendimento e l’utilizzo di concetti.

Ipoteticamente – aggiungono gli autori dello studio – i benefici osservati potrebbero essere ricondotti a una maggiore disponibilità di risorse metaboliche e/o endocrinologiche, ad esempio una maggiore ossigenazione.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 24/10/2018

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