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Microbioma, dopo lo svezzamento si perdono alcuni batteri “buoni”

Il latte materno come “fertilizzante” del microbioma intestinale. Se nei primi mesi di vita l'allattamento al seno contribuisce alla crescita dei batteri “buoni” nel tratto gastrointestinale dei neonati, con lo svezzamento il microbioma cambia profilo e alcuni di questi microrganismi benefici vengono persi. È quanto hanno osservato dei ricercatori in uno studio pubblicato su Nature: “Le evidenze epidemiologiche hanno associato l'allattamento al seno a un minor rischio di diverse patologie con l'avanzare degli anni, come l'allergia e il diabete”, ricorda uno degli autori dello studio, Cristopher Stewart della Newcastle University.

“Concentrarsi sui nutrienti nel latte materno che incoraggiano la crescita dei batteri “buoni” o mettere a punto probiotici che contengono Bifidobacterium – aggiunge lo studioso – rappresentano importanti percorsi per la ricerca scientifica che punti a ripristinare le proprietà benefiche dell'allattamento quando il latte materno non è disponibile”.

Il microbioma cambia in tre fasi

In questa ricerca sul microbioma dei bambini sono stati analizzati i dati relativi a 903 pazienti coinvolti nello studio TEDDY (The Environmental Determinants of Diabetes in the Young) sul contributo dei fattori ambientali all'insorgenza del diabete. In particolare sono stati analizzati 12500 campioni fecali raccolti mensilmente. I bambini avevano da tre a 46 mesi di vita.

Si è visto che la composizione del microbioma si modificava nel tempo attraverso tre distinte fasi: la fase dello sviluppo (3-14 mesi), quella di transizione (15-30 mesi) e quella fase stabile (dai 31 mesi in poi). In particolare nel latte materno è stato trovato in abbondanza il genere di batteri Bifidobacterium, che diminuivano rapidamente al termine dell'allattamento. Si tratta di una comunità di batteri benefici che, tra l'altro, alla luce del loro potenziale terapeutico, vengono utilizzati per la composizione dei probiotici.

Con lo svezzamento la comunità batterica si modificava e molti Bifidobacterium erano rimpiazzati da batteri del phylum dei Firmicuti, tipici di un microbioma aduto: “Poiché una dieta senza latte materno fornisce diversi nutrienti al tratto intestinale, il rapido cambiamento della comunità batterica è probabilmente una risposta alle nuove fonti alimentari. Il microbioma tende progressivamente ad assumere un profilo stabile, che potenzialmente resterà tale per il resto della vita di un individuo”, aggiunge il ricercatore Stewart.

Tra gli altri aspetti è emersa una correlazione tra il parto vaginale e un temporaneo aumento di batteri della specie Bacteroides e che il fatto di non essere figli unici, il contatto con gli animali domestici e il luogo di nascita erano altri fattori che differenziavano i profili dei microbiomi gastrointestinali.

Solo latte materno per i primi sei mesi

I primi mesi di vita sono, pertanto, cruciali per la definizione del microbioma: si nasce con pochi microrganismi – spiegano i ricercatori – e in poco tempo le diverse comunità batteriche si mettono insieme. Fino a due anni e mezzo è possibile formare un microbioma alleato della salute e un grosso contributo arriva dall'allattamento materno, un fattore da tempo considerato benefico per i più piccoli.

Come ricorda l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, l'allattamento al seno fornisce ai neonati tutti i nutrienti di cui hanno bisogno per crescere e svilupparsi, oltre agli anticorpi per potenziare le proprie difese mmunitarie. Già nell'arco della prima ora dal parto è possibile allattare e quest'azione dovrebbe rapprsentare la forma esclusiva di alimentazione per i primi sei mesi di vita.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 31/10/2018

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