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06-11-2018

Parkinson: “raffreddare il cervello” come terapia



Una terapia in grado di “raffreddare il cervello” potrebbe arrestare lo sviluppo del Parkinson. Lo evidenzia uno studio pubblicato su Science Translational Medicine dai ricercatori dell'Università del Queensland (Australia), secondo cui una piccola molecola chiamata Mcc950 avrebbe fermato la progressione della malattia in diversi modelli animali.


Nel corso della sperimentazione, gli scienziati hanno osservato che nel cervello e persino nel sangue dei malati di Parkinson sono presenti segnali di un complesso molecolare chiamato inflammasoma Nlrp3, che promuove l'infiammazione. Secondo gli esperti, Nlrp3 sarebbe responsabile della perdita delle cellule cerebrali che producono la dopamina - una sostanza chimica che coordina il controllo motorio - che caratterizza il Parkinson. Hanno quindi verificato gli effetti di Mcc950 su alcuni animali affetti dalla malattia, scoprendo che la somministrazione quotidiana della molecola è stata in grado di bloccare l'attivazione di Nlrp3 nel cervello e d’impedire la perdita delle cellule cerebrali, con conseguente miglioramento della funzionalità motoria.


I ricercatori spiegano che le malattie dell'invecchiamento come il Parkinson possono determinare un’iperattivazione del sistema immunitario, e che, di conseguenza, le cellule immunitarie dell’encefalo chiamate microglia possono causare infiammazione e danni al cervello. Pertanto, a loro avviso la terapia basata sull’impiego di Mcc950 sarebbe capace di raffreddare efficacemente il cervello, riducendo l'attività infiammatoria della microglia e permettendo ai neuroni di funzionare normalmente.