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Chi parla bene si fa ricordare bene

I discorsi pronunciati in modo chiaro, ben articolato e lento hanno maggiori probabilità di essere ricordati di quelli espressi con uno stile colloquiale e veloce. Lo sostiene un’indagine presentata durante il 176° Convegno dell’Acoustical Society of America, in programma dal 5 al 9 novembre a Victoria (Canada), da Sandie Keerstock e Rajka Smiljanic, due ricercatrici dell’Università del Texas di Austin (Usa).

 

Nel corso dello studio, le autrici hanno chiesto a 60 volontari - 30 di madrelingua inglese e 30 che parlavano l’inglese come seconda lingua – di ascoltare 72 frasi, suddivise in sei blocchi da 12, riguardanti diversi argomenti, come: “Il nonno beveva il caffè nero” o “Il ragazzo portava la sedia pesante”. Le frasi venivano riprodotte alternativamente in due stili diversi: in modo “chiaro”, lento e articolato con grande precisione, oppure in modo “colloquiale”, più casuale e veloce. Dopo aver ascoltato ogni blocco costituito da una dozzina di proposizioni, ai partecipanti è stato chiesto di ricordare e scrivere su un foglio le frasi che avevano ascoltando, dopo aver ricevuto un indizio come “nonno” o “ragazzo”.

 

Entrambi i gruppi di volontari hanno ricordato meglio le frasi pronunciate con lo stile “chiaro” piuttosto che con quello “colloquiale”. Secondo le autrici, questo fenomeno potrebbe essere dovuto al fatto che quando una persona parla velocemente o in modo poco chiaro, chi l’ascolta deve sforzarsi di più per decifrare ciò che dice. Di conseguenza, per comprendere le parole pronunciate velocemente occorre impiegare più risorse mentali, lasciandone meno a disposizione per il consolidamento della memoria. Al contrario, un discorso pronunciato in modo chiaro e lento richiede un utilizzo inferiore di risorse cerebrali, permettendo di utilizzarne una quantità maggiore per memorizzare ciò che viene ascoltato.

 

La scoperta, secondo le autrici, potrebbe avere diverse implicazioni: innanzitutto parlare in modo più chiaro e lento potrebbe arrecare dei vantaggi agli studenti a scuola, ma potrebbe anche essere utile ai pazienti che ricevono istruzioni dai loro medici. “Questo sembra essere un modo efficace per trasmettere informazioni – sottolinea la dottoressa Smiljanic -, non solo perché consente di sentire più facilmente le parole, ma anche perché aiuta a ricordarle meglio”.

 

Foto: © andreap - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 12/11/2018