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Tonsille, per sette bambini su otto toglierle non serve a nulla

Senza più le tonsille, ma inutilmente. In sette casi su otto l'intervento di rimozione delle tonsille nei bambini non è necessario. A dirlo è una ricerca della University of Birmingham, pubblicata su British Journal of General Practice, i cui dati si riferiscono al Regno Unito. “La nostra ricerca – spiega uno dei suoi autori Tom Marshall – ha dimostrato che in molti bambini che avevano subito la tonsillectomia le infiammazioni alla gola non erano tali da giustificare il trattamento e, dall'altro lato, che molti bambini che erano stati colpiti da frequenti infezioni alla gola non erano stati invece sottoposti a intervento”.

Tonsille contro virus e batteri

Quando comunemente si parla di tonsille ci si riferisce alle tonsille palatine, degli organi delle dimensioni di una mandorla presenti nelle prime vie aeree, nel palato molle. Sono formate da tessuto linfatico e sono un importante strumento di difesa per l'organismo, in particolare dall'infanzia alla pubertà, contro virus e batteri che possono penetrare facilmente nel cavo orale. Le tonsille possono infiammarsi a causa della presenza di microrganismi patogeni. In caso di infiammazione acuta di origine infettiva le tonsille tendono ad arrossarsi e gonfiarsi. 

L'intervento di tonsillectomia prevede l'asportazione delle tonsille. Secondo le linee guida in materia vigenti nel Regno Unito un bambino può essere sottoposto a questo intervento in tre casi: se è stato colpito da sette infiammazioni alla gola in un anno; da cinque ogni anno per due anni consecutivi; da tre all'anno per tre anni successivi.

I ricercatori di Brmingham hanno analizzato le cartelle mediche relative a più di 1,6 milioni di bambini tra il 2005 e il 2016. Su 18.271 bambini sottoposti a tonsillectomia solo l'11,7% (2.144) aveva un quadro clinico tale da giustificare il ricorso alla chirurgia. Nel 12,4% dei casi i piccoli pazienti erano stati colpiti da cinque a sei tonsilliti in un anno; il 44,7% da due a quattro e il 9,9% solo di una.

Dalla ricerca è emerso anche che molti bambini che potrebbero avere benefici dalla rimozione delle tonsille non sono sono finiti sotto i ferri; solo il 13,6% ha subito un intervento di tonsillectomia.

Le linee guida in Italia

Lo studio ha valutato in poco meno di 37 milioni di sterline il costo che il sistema sanitario nazionale inglese deve sopportare per gli interventi non necessari di tonsillectomia che annualmente interessano 32 mila 500 bambini. Come sottolinea Marshall “i bambini con frequenti infiammazioni in genere sono meno colpiti nell'anno o nei due anni successivi. Per questi bambini, con sufficienti casi di infiammazione documentati, il miglioramento viene un po' velocizzato dalla tonsillectomia, il che significa che il ricorso alla chirurgia era giustificato. Tuttavia la ricerca suggerisce che i bambini con meno casi di infiammazione alla gola non tragggono un vantaggio tale da giustificare la chirurgia perché le infiammazioni tendono comunque a passare”.

Secondo le indicazioni del Sistema nazionale per le Linee guida, istituito dal ministero della Salute e Istituto superiore di Sanità, la tonsillectomia è appropriata in caso di tonsilliti ricorrenti quando queste si ripetono almeno cinque volte all'anno impedendo le attività quotidiane e se perdurano da almeno un anno. Prima dell'operazione il medico dovrebbe decidere se fare l'intervento dopo altri sei mesi di osservazione. Il ricorso alla chirurgia è limitato dunque a casi particolari perché, anche se ricorrenti, le tonsilliti tendono comunque a migliorare, ovvero gli episodi diminuiscono. Anche in caso di altri disturbi associati alla tonsillite, come un ascesso peritonsillare, è raccomandato l'intervento.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 07/11/2018