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Vivere a lungo, non dipende dalla genetica

La genetica influenza la durata della vita umana? Sì, ma meno di quanto si credesse. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Genetics dagli scienziati statunitensi della compagnia Calico Life Sciences LLC di South San Francisco e di Ancestry, un sito dedicato alla ricerca genealogica. Secondo gli autori, gli effetti dell’ereditarietà sulla longevità non sarebbero compresi tra il 15% e il ​​30% come stimato in precedenza, ma non arriverebbero neanche alla percentuale dell’8%.

 

Per giungere a queste conclusioni, gli esperti hanno analizzato 54 milioni di alberi genealogici presenti nel database di Ancestry, da cui erano state rimosse tutte le informazioni che rendevano i soggetti identificabili: erano rimasti soltanto l'anno di nascita, l’anno del decesso, il luogo di nascita e le connessioni familiari. Dopo un’accurata selezione, i ricercatori si sono concentrati su oltre 400 milioni di persone, in gran parte costituite da cittadini americani di origine europea. Hanno quindi esaminato la somiglianza della durata della vita tra i diversi membri di ogni famiglia.

 

L’indagine ha evidenziato che nelle coppie la genetica rivestiva un ruolo secondario:  la durata della vita dei coniugi tendeva a essere correlata ed era più simile di quella osservabile tra i fratelli di sesso opposto. Gli autori precisano che questa correlazione tra le persone sposate potrebbe essere dovuta al fatto che condividono lo stesso ambiente e le stesse condizioni di vita. Ma i risultati dell’analisi sono diventati più sorprendenti quando gli studiosi hanno confrontato diversi tipi di parenti acquisiti, alcuni con relazioni piuttosto lontane. È infatti emerso che la durata della vita di fratelli e cognati risultava molto spesso simile, nonostante non avessero discendenti in comune e non vivessero nello stesso ambiente familiare. E la stessa relazione è stata osservata anche tra persone legate da parentele più lontane, come tra gli zii e i cugini di uno dei consorti e i familiari dell’altro.

 

Di fronte a questi risultati, gli scienziati si sono posti la seguente domanda: “Se non condividono il background genetico e non condividono lo stesso ambiente familiare, cosa lega la durata della vita di questi individui?”.  A loro avviso, la risposta di trova nella teoria dell'“accoppiamento assortativo”, secondo cui le persone tendono a selezionare partner che presentano caratteristiche simili alle loro - in questo caso, la durata della vita. Alla base di questa scelta, spiegano gli autori, ci sarebbero fattori genetici o socioculturali. Nel primo caso, per esempio, si può constatare che spesso le persone alte preferiscono i partner alti e, secondo alcune ricerche, l'altezza sarebbe correlata alla durata della vita. Nel secondo caso, invece, si può fare riferimento al fatto che individui benestanti tendono a sposare persone benestanti, un altro elemento correlato alla longevità.

 

Sulla base dei risultati dell’indagine e del ruolo dell’accoppiamento assortativo, i ricercatori concludono che l’influenza della genetica sulla durata della vita non sarebbe superiore al 7% e che potrebbe essere addirittura inferiore.

 

Foto: © Sergey Nivens - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 22/11/2018