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I neonati ridono. Come le scimmie

Appena venuti al mondo i bebè sarebbero già capaci di ridere, ma lo farebbero in modo diverso rispetto agli adulti: la loro risata sarebbe più simile a quella degli scimpanzé. Lo sostengono i ricercatori delle Università di Amsterdam e di Leida (Paesi Bassi) e dell'University College di Londra (Regno Unito), secondo cui a differenza delle persone più grandi, i neonati sarebbero riuscirebbero a ridere sia mentre inspirano, sia mentre espirano, in un modo molto simile a quello dei primati non umani.

 

La ricerca, presentata durante il 176° Convegno dell’Acoustical Society of America in programma dal 5 al 9 novembre a Victoria (Canada), ha analizzato le risate di 44 neonati e di bambini di età compresa tra 3 e 18 mesi, presenti su alcuni video pubblicati sul web, in cui i piccoli erano stati coinvolti in interazioni giocose. Le registrazioni sono state poi esaminate da 102 studenti di psicologia, che hanno valutato fino a che punto le risate presenti in ogni filmato fossero state prodotte nel momento dell'espirazione o dell'inspirazione. L’esperimento ha dimostrato che i neonati ridevano durante tutte due queste fasi, proprio come fanno gli scimpanzé. Nei bimbi più grandi, invece, la risata è stata principalmente prodotta solo durante l'espirazione, come avviene tra i bambini di età maggiore e tra gli adulti.

 

Secondo gli esperti, il passaggio da un modo di ridere a un altro sarebbe frutto di un cambiamento graduale, piuttosto che improvviso, e potrebbe essere il risultato del controllo vocale che gli umani sviluppano mentre imparano a parlare. Inoltre, gli scienziati sono impegnati a scoprire se esista un legame tra la quantità di risate prodotte durante l'inspirazione e l'espirazione e i motivi per cui le persone ridono, che variano con l'età. Nei neonati e nei bambini più piccoli, proprio come nei primati non umani, le risate rappresentano il risultato di giochi fisici, come il solletico. Negli individui più anziani, invece, le risate possono derivare anche dalle interazioni sociali.

 

I ricercatori intendono anche verificare se i risultati dell’indagine possano essere applicati anche ad altri tipi di vocalizzazioni.  In particolare, vorrebbero capire se la ricerca è in grado di offrire informazioni sulla produzione vocale nei bambini affetti da disturbi dello sviluppo. “Conoscendo il modo in cui normalmente i bambini emettono i suoni durante lo sviluppo – spiega la professoressa Disa Sauter, che ha guidato lo studio -, potrebbe essere interessante concentrarsi sui bimbi a rischio, per verificare se nel modo in cui esprimono le emozioni con vocalizzazioni non verbali sono rintracciabili segni molto precoci di uno sviluppo atipico”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 13/11/2018