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Antibiotico-resistenza, oltre 450 mila decessi in Italia entro il 2050

Dopo gli Stati Uniti è l'Italia il Paese più colpito dai batteri resistenti agli antibiotici. Dal 2015 al 2050 i decessi causati dalle infezioni dovute a questi superbatteri saranno più di 450 mila. Oltreoceano supereranno il milione di casi mentre fra Usa, Europa e Asia le morti riconducibili alla resistenza saranno 2,4 milioni. Sono le stime dell'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, che lancia un nuovo allarme su questa grave minaccia per la salute pubblica.

L'impatto dell'antibiotico-resistenza potrebbe essere però contenuto con uno sforzo generale e con un investimento stimato in soli 2 dollari a persona all'anno: grazie a semplici misure come il lavaggio delle mani e prescrizioni più prudenti di antibiotici si potrebbero evitare tre decessi su quattro.

Anche Paesi a basso-medio reddito in pericolo

Le dimensioni del fenomeno sono preoccupanti. Nell'Europa a 28 Paesi e nei Paesi Ocse un'infezione su cinque è causata da un batterio resistente. Il costo da pagare nei prossimi trent'anni, se non dovesse essere invertita la rotta, ammonterebbe a 3,5 miliardi di dollari in media in 33 Paesi per la gestione delle complicazioni derivanti dall'antimicrobico-resistenza. I primi cinque Paesi per numero di morti da infezioni resistenti agli antibiotici sono gli Stati Uniti (1.064.087 decessi tra 2015 e 2050), l'Italia (456.486), la Francia (238.004), la Polonia (98.904) e la Germania (92.306). In coda, invece, si trovano Paesi come Islanda, Estonia, Lussemburgo, Malta e Lituania.

In Europa sono particolarmente a rischio i Paesi mediterranei come Italia, Grecia, Portogallo, Spagna e Francia. Ad esempio in Italia – hanno stimato tra l'altro i rappresentati dell'Ocse – una persona su 205 perderà almeno un anno di vita in buona salute per la resistenza agli antibiotici. Ma non sono solo i Paesi ad alto reddito a dover fare i conti con l'antibiotico-resistenza: questa sta diventando infatti una minaccia sempre più insidiosa anche per quelli a basso e medio reddito. In Brasile, Indonesia e Russia il tasso di infezioni resistenti è tra il 40% e il 60% a fronte di una media del 17% negli altri Paesi Ocse. Negli stessi Paesi, fino al 2030, i tassi di resistenza cresceranno più veloci che altrove, da 4 a 7 volte più rapidamente.

Un altro aspetto allarmante è l'incremento della resistenza dei batteri agli antibiotici di seconda e terza linea, quelli più efficaci. L'aumento stimato è del 70% entro il 2030.

Meno antibiotici non necessari

I soggetti più vulnerabili alle infezioni resistenti ai farmaci sono neonati, bambini e anziani con almeno 70 anni di età e tra i due sessi gli uomini sono più a rischio delle donne. In futuro, di fronte a un fenomeno sempre più dilagante, anche un semplice taglio con un coltello da cucina, un intervento chirurgico di minore entità o una polmonite potrebbero mettere a rischio la vita.

Un intervento della comunità internazionale è dunque non più rinviabile. Sono diverse le azioni che possono essere assunte per frenare la resistenza ai farmaci. Tra le principali ci sono la prescrizione di antibiotici solo quando strettamente necessario, tanto per la sanità quanto per l'agricoltura e l'allevamento di bestiame, la definizione di test rapidi per determinare se un paziente è stato colpito da un'infezione virale o batterica, una maggiore igiene e la promozione di campagne d'informazione. Gli antibiotici restano farmaci fondamentali per la salute in particolare di pazienti più fragili come quelli in trattamento chemioterapico.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 10/11/2018