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21-11-2018

L’apporto dei Big Data alla lotta contro il cancro



L’analisi dei Big Data ha permesso d’identificare diversi geni associati a 11 forme di cancro. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Communications dai ricercatori dell’Università di Bologna, della Northeastern University di Boston (Usa) e dell’Universidade Federal di Santa Maria (Brasile), secondo cui questo approccio potrebbe migliorare la conoscenza dei meccanismi biologici comuni a più tumori, favorendo lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche antitumorali personalizzate.


Gli autori hanno analizzato le informazioni provenienti dal più grande database mondiale di dati oncologici, il “Cancer Genome Atlas”, concentrandosi su 11 diverse tipologie di tumore. Dopo aver estratto i dati genetici e fenotipici di quasi 2400 pazienti, hanno mappato queste informazioni su una rete di circa 800 geni già noti per il loro ruolo nei meccanismi tumorali. Sono così riusciti a identificare alcune delle principali funzioni biologiche coinvolte nei tumori esaminati. Tra queste, per esempio, c’è l’attività del proteasoma, uno “spazzino cellulare” che rimuove le parti di proteine non più funzionanti, o l’instabilità cromosomica, che può generare mutazioni in grado di rendere il tumore più aggressivo o più resistente alle terapie.


Gli scienziati spiegano che l’elaborazione di tutti i dati a disposizione ha permesso di connetterli in una serie di network, al cui centro sono emersi i geni principali associati alle diverse patologie. “Quelle che abbiamo identificato – spiega Daniel Remondini, che ha coordinato l’indagine – sono delle vere e proprie ‘firme cellulari’ da cui possono emergere sia bersagli per nuove terapie farmacologiche, che applicazioni di farmaci esistenti in tumori per i quali quei farmaci non erano mai stati utilizzati”.