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Sangue, una parte delle sue cellule arriva dall'intestino

Una sorprendente scoperta sull'origine delle cellule del sangue. Una parte deriva dall'intestino. Quest'organo – hanno visto dei ricercatori della Columbia University di New York (USA) – può fornire fino al 10% delle cellule ematiche in circolo grazie alla sua riserva di cellule staminali ematopoietiche, cioè quelle staminali da cui hanno origine tutte le cellule del sangue. Pertanto non sarebbe solo il midollo osseo il "laboratorio" in cui queste cellule progenitrici vengono create. Come suggeriscono gli autori della ricerca pubblicata su Cell Stem Cell, le prove fornite potrebbero migliorare gli esiti dei trapianti di organo.

Rigetto e cellule staminali

Il team di ricerca guidato da Megan Sykes ha osservato 21 pazienti che avevano subito un trapianto di intestino. Questo è un tipo di operazione alla quale si può ricorrere per il trattamento di patologie, come la malattia di Crohn, che pregiudicano la funzione intestinale. Si è visto che il sangue dei riceventi conteneva delle cellule del donatore. Tracciando a ritroso il percorso seguito da queste cellule ematiche si è individuata la loro fonte: le cellule staminali ematopoietiche dell'intestino trapiantato.

Queste cellule potrebbero risultare benefiche per l'organismo di chi ha ricevuto il trapianto: più cellule ematiche del donatore sono presenti in circolo nel paziente meno probabilità ci sono di rigettare il trapianto. Gli alti tassi di rigetto e le complicazioni anche molto serie correlate all'immunosoppressione sono due aspetti rilevanti che hanno limitato il successo dei trapianti di intestino nell'uomo. Quando un individuo riceve un trapianto, infatti, il suo sistema immunitario può aggredire l'organo ricevuto riconosciuto come estraneo. Questa reazione può essere controllata con dei potenti farmaci immunosoppressivi ma ciò rende i pazienti più esposti al rischio di infezione e altre complicazioni.

Maggiore tolleranza immunologica

Da un'attenta analisi dei globuli bianchi in circolo nei pazienti dopo il trapianto, i ricercatori hanno capito che le cellule derivate dall'intestino trapiantato erano maturate diventando tolleranti nei confronti dei tessuti organici di chi aveva ricevuto il trapianto. Allo stesso modo i globuli bianchi propri del paziente, prodotti dopo il trapianto, potevano esserlo nei confronti dei tessuti ricevuti dal donatore: “Abbiamo chiaramente indicato l'esistenza di un dialogo immunologico tra due insiemei di cellule ematiche che proteggono il trapianto dal sistema immunitario del paziente e il paziente dal trapianto”, spiega Sykes.

“Questo - continua - potrebbe portare a un notevole miglioramento della vita dei pazienti trapiantati. Il nostro scopo definitivo è arrivare alla tolleranza immunologica che ci permetterebbe di rimuovere l'immunosoppressione”.

Proprio perché i pazienti con più cellule ematiche del donatore hanno minori tassi di rigetto, i risultati possono contribuire a definire nuove strategie per la gestione del trapianto d'organo. “É possibile che nei pazienti con un maggior livello di cellule del donatore non siano necessari tanti farmaci immunosoppressivi”, aggiunge la ricercatrice.

Con i prossimi lavori i ricercatori cercheranno di vedere se sia possibile potenziare il numero di cellule staminali ematopoietiche rilasciate con il trapianto intestinale con l'obiettivo di arrivare a maggiori livelli di cellule ematiche del donatore, alla tolleranza immunologica e a un minor bisogno di farmaci immunosoppressivi. Altri tipi di trapianti, anche per organi non dotati di riserve di cellule staminali ematopoietiche, potrebbero beneficiare da interventi simili.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 05/12/2018