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Andare a letto tardi? Mette a rischio la salute

Le persone che si alzano tardi al mattino e fanno le “ore piccole” la sera correrebbero maggiori rischi di soffrire di malattie cardiache e diabete di tipo 2 rispetto agli individui mattinieri. Lo sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista Advances in Nutrition da un gruppo di ricerca internazionale diretto da Suzana Almoosawi della Northumbria University di Newcastle upon Tyne (Regno Unito), secondo cui i nottambuli avrebbero maggiori probabilità di consumare cibi poco sani e di avere abitudini irregolari.

 

Gli autori hanno esaminato i risultati di numerosi studi che avevano monitorato i comportamenti alimentari e lo stato di salute di persone con ritmi circadiani differenti: i mattinieri - ribattezzati “allodole” -, che tendono ad alzarsi presto al mattino e a non fare tardi la sera, e i nottambuli - definiti “gufi” -, che tendono ad alzarsi tardi al mattino e a fare le ore piccole la sera. L’analisi ha evidenziato che i gufi avevano maggiori probabilità di mangiare cibi poco sani, bere più alcolici, consumare più bevande ricche di zuccheri e caffeina, saltare la colazione e mangiare snack e alimenti poco prima di andare a letto rispetto ai mattinieri. Le allodole, al contrario, avevano la tendenza a consumare quantità maggiori di frutta e verdura e a mangiare a orari regolari.

 

Secondo gli studiosi, consumare alimenti poco sani accrescerebbe il pericolo di sviluppare malattie croniche come cardiopatie e diabete mellito di tipo 2. Inoltre, anche mangiare a tarda ora sarebbe collegato all’aumento del rischio di diabete di tipo 2, perché l’orologio biologico influenza il modo in cui il glucosio viene metabolizzato nel corpo: i livelli di zucchero nel sangue generalmente diminuiscono durante il giorno fino a raggiungere il grado più basso durante la notte. Tuttavia, dato che i nottambuli spesso mangiano poco prima di coricarsi, i loro livelli di glucosio aumentano quando stanno per addormentarsi. Questo, secondo gli esperti, potrebbe influenzare negativamente il loro metabolismo, poiché l’organismo non segue il normale processo biologico. Gli scienziati riferiscono che uno studio ha dimostrato che i gufi avevano probabilità 2,5 volte più alte di soffrire di diabete di tipo 2 rispetto alle allodole.

 

L’analisi ha anche rilevato che il cronotipo delle persone può variare nelle diverse fasi della vita. Secondo gli studiosi, i bambini piccoli tenderebbero a essere allodole fin dall’età di tre settimane, ma poi questa predisposizione cambierebbe durante l'infanzia. Mentre oltre il 90% dei bimbi di due anni sarebbe mattiniero, la percentuale scenderebbe al 58% entro l’età di sei anni. La tendenza a essere nottambulo aumenterebbe durante l’adolescenza e l’età adulta, fino a tornare a regredire a partire dai 50 anni.

 

Gli studiosi hanno poi scoperto che l’orologio circadiano può essere influenzato anche dall’etnia cui si appartiene e dalla società in cui si vive. Per esempio, alcuni studi hanno dimostrato che i tedeschi hanno maggiori probabilità di essere nottambuli rispetto agli indiani e agli slovacchi. Ci possono anche essere differenze tra le persone che vivono nelle aree urbane e nelle zone rurali all’interno dello stesso paese.

 

Un altro studio ha dimostrato che il sonno è influenzato dall'esposizione alla luce solare. Secondo l’indagine, ogni ora aggiuntiva trascorsa all'aperto sarebbe associata a 30 minuti di ritardo nell’andare a dormire. Inoltre, è emerso che il rumore, l'illuminazione ambientale e l'affollamento degli ambienti urbani possono rendere le persone più propense a preferire il mattino o la sera.

 

Infine, i ricercatori hanno scoperto che i nottambuli accumulerebbero un "debito di sonno" durante la settimana lavorativa e, per compensarlo, dormirebbero di più nel fine settimana. Le allodole, invece, tenderebbero a svegliarsi presto anche nel week end.

 

“Abbiamo scoperto che i geni, l’etnia e il sesso determinano la probabilità che una persona sia un tipo mattiniero o nottambulo – osserva la dottoressa Almoosawi -. In età adulta, il cronotipo notturno è associato a un maggiore rischio di malattie cardiache e diabete di tipo 2, e questo potrebbe essere dovuto ad abitudini alimentari scorrette e alla dieta”.

 

“La revisione ha anche messo in luce una profonda lacuna nella nostra comprensione di come l’orologio biologico influenzi l'assunzione di cibo nei neonati, nei bambini e negli anziani – prosegue l’esperta -. Mentre la maggior parte dei bimbi sincronizza il proprio orologio biologico con quello delle madri, all’età di sei anni una grande percentuale inizia a mostrare segni di sviluppo di un cronotipo notturno: non sappiamo se questo cambiamento sia dovuto a cambiamenti fisiologici, orari scolastici o modelli sociali”.

 

“Negli adolescenti scopriamo anche che il cronotipo notturno è correlato a un comportamento alimentare errato e a una dieta più scadente – conclude la dottoressa Almoosawi -. Questo potrebbe avere importanti implicazioni per la salute nell'età adulta, poiché la maggior parte delle abitudini alimentari si formano durante l'adolescenza”.

 

Foto: © alco81 - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 04/12/2018