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Più intelligenti con un cervello più grande, ma non basta

Chi ha una mente più che brillante non a caso viene chiamato “cervellone”. La convinzione secondo cui alla base di un'intelligenza fuori dal comune ci sia un cervello di grandi dimensioni è radicata al punto che ha affascinato generazioni di scienziati. La relazione tra il volume cerebrale e l'intelligenza è stata ipotizzata sin dal diciannovesimo secolo e diversi studi empirici sembrano sostenerla. Di recente se n'è occupato anche un team di ricercatori provenienti anche dalla University of Pennsylvania (USA) e dalla Vrije Unversiteit di Amsterdam (Olanda). Il loro studio ha confermato l'associazione tra il volume del cervello e l'intelligenza sebbene non in maniera così netta e completa.

“Mediamente – spiega Gideon Nave, tra gli autori dello studio – un individuo con un cervello più grande tenderà a fornire prestazioni migliori ai test cognitivi rispetto a uno con un cervello più piccolo. Ma le dimensioni spiegano solo una parte del quadro, circa il 2% della variabilità nei risultati dei test. L'effetto sul percorso di studi è ancora più ridotto: un'area di 100 cm quadrati di cervello in più aumenterebbe la media del tempo dedicato all'istruzione di meno di cinque mesi”.

Non contano solo le dimensioni del cervello

I ricercatori hanno analizzato i dati di più di 13 mila e 600 individui. Hanno ossevato le immagini ricavate dalle risonanze magnetiche, i risultati dei test per la valutazione delle abilità logiche e di ragionamento (non della conoscenza acquisita) e i titoli di studio conseguiti. Si tratta di un campione molto ampio, come sottolineano gli scienziati, maggiore di tutti i campioni coinvolti nei precedenti studi sullo stesso argomento messi insieme.

È stato definito un modello che incorporasse diverse variabili e si è cercato di individuare quali potessero predire migliori prestazioni cognitive e titoli di studio più alti. Tenendo conto dei possibili fattori confondenti come il sesso, l'altezza e lo status socio-economico, è emersa una correlazione positiva con il volume totale del cervello.

Tuttavia il quadro non si esauriva con questa correlazione tra dimensioni cerebrali e maggiore intelligenza: “Ulteriori fattori spiegano il 98% della variabilità delle performance nei test di valutazione delle abilità cognitive. Tuttavia – sottolinea il ricercatore Phillip Koellinger – l'effetto è sufficientemente solido che tutti gli studi che vorranno spiegare in futuro la relazione tra l'anatomia cerebrale e la salute cognitiva dovrebbero tener conto del volume totale del cervello”.

Il cervello come un Pc?

I risultati dello studio pubblicato su Psychological Science possono essere compresi in modo intuitivo, aggiungono i ricercatori: “Pensate a un computer. Con più transistor può funzionare più velocemente e trasmettere più informazioni. Potrebbe essere lo stesso nel cervello. Se si hanno più neuroni questo permette di avere una miglior memoria o di portare a termine più compiti allo stesso tempo. Tuttavia la realtà potrebbe essere più complessa. Ad esempio, considerate la possibilità che un cervello più grande sia associato all'essere un migliore genitore. In questo caso l'associazione tra le dimensioni e le performance cognitive può semplicemente riflettere l'influenza della genitorialità sulle abilità cognitive”, evidenzia Nave.

Anche il genere è emerso come aspetto rilevante: “C'è una sostanziale differenza tra maschi e femmine riguardo il volume del cervello, ma ciò non si trasferisce sul piano delle prestazioni cognitive”, dice Nave. Le evidenze di altri studi possono fornire elementi utili alla comprensione. Secondo alcune ricerche nelle femmine la corteccia cerebrale tende a essere più spessa: “Questo potrebbe spiegare il fatto che, nonostante queste abbiano in media cervelli più piccoli, non c'è effettiva differenza nelle prestazioni cognitive tra i due sessi”, conclude Nave.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 10/12/2018