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Batteri del naso, la chiave contro il raffreddore

Naso chiuso e starnuti durano diversi giorni? Colpa dei batteri del naso. A seconda della composizione del microbioma delle prime vie aeree, il primo raffreddore può infastidire i bambini molto piccoli per più o meno giorni. È quanto hanno osservato dei ricercatori dell'Università di Basilea (Svizzera) in uno studio pubblicato su ERJ Open Research, pubblicazione della European Respiratory Society. Se nel microbioma si trovano più specie di batteri, la guarigione dal primo episodio di infezione virale respiratoria è più rapida che nei bimbi con un microbioma meno vario oppure con più batteri appartenenti a due famiglie specifiche, le Moraxellaceae e la famiglia degli Streptococchi.

La durata dei sintomi di questa prima infezione non è stata invece associata al tipo di virus che l'ha causata.

Tamponi nasali alla comparsa della prima infezione

Le infezioni virali respiratorie nell'infanzia rappresentano un fattore di rischio per il successivo sviluppo dell'asma, per questo lo studio - come sottolineano i suoi autori - fornisce dei dati interessanti. Si è ipotizzato che i virus possono alterare la funzione epiteliale aumentando il rischio per le malattie respiratorie croniche nel corso della vita ma anche che le alterazioni del microbioma possono rivestire un ruolo non marginale. L'insieme dei batteri che vivono nel tratto respiratorio può subire delle variazioni per effetto dell'esposizione a diversi fattori, a cominciare dal fumo di sigaretta, ma anche per effetto dei vaccini. Questi, e altri possibili fattori confondenti come l'età dei bambini e la stagione dell'anno, sono stati tenuti in considerazione dal team di scienziati nel corso della ricerca.

Lo studio era inserito in una ricerca di più ampio respiro avviata per osservare l'interazione tra i fattori ambientali e genetici e l'impatto sulla salute polmonare. In particolare sono stati analizzati i campioni di microbioma delle vie respiratorie di 167 bambini. Ai genitori era stato chiesto di contattare il team di ricerca non appena i piccoli avessero manifestato i sintomi della loro prima infezione respiratoria virale, ovvero tosse, naso che gocciola, segni di infezione alla gola o di otite.

I campioni sono stati prelevati in quel frangente ma anche dopo tre settimane. In media i sintomi si sono manifestati per circa due settimane. Si è osservata la presenza dei virus respiratori, come quello responsabile del raffreddore comune, ma anche i tipi dei diversi batteri. In base alla composizione dei loro microbiomi i bambini sono stati divisi in cinque gruppi.

Un aiuto dai batteri "buoni"?

I bambini che, dopo tre settimane, non avevano più sintomi tendevano ad avere una maggiore varietà di batteri nel naso e il loro microbioma non era dominato da batteri appartenenti alle famiglie Moraxellaceae o Streptococcaceae. Con sintomi manifestati fino a tre settimane oppure oltre questo termine, i ricercatori hanno colto una minore varietà del microbioma. Inoltre vi era una maggiore presenza di microrganismi provenienti da queste due famiglie che comprendono anche tipi specifici di germi notoriamente associati alle malattie respiratorie.

Anche se non è stato possibile spiegare il motivo della relazione tra durata dei sintomi e microbioma, sono state avanzate due ipotesi. Una secondo cui alcuni tipi di batteri tendono più di altri a scatenare un'infiammazione e a peggiorare i sintomi e l'altra per cui una diversa composizione di batteri può avere un effetto protettivo. Nuove evidenze potranno arrivare da ulteriori ricerche: “Sappiamo che gli antibiotici e i fattori ambientali, come anche la stagione e le cure che ricevono i bambini, possono alterare il numero e i tipi di batteri del naso. Non sappiamo ancora quale combinazione di batteri sarebbe 'ideale', un dato essenziale per capire come poterli manipolare”, spiega il ricercatore Urs Frey.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 12/12/2018