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Comprendere il microbioma intestinale

Sviluppato un approccio matematico in grado di analizzare le interazioni tra i batteri intestinali. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Pnas dagli scienziati dell’Università della California di Berkeley (Usa) e del Politecnico federale di Zurigo (Svizzera), secondo cui questo metodo potrebbe migliorare la comprensione degli effetti che il microbiota esercita sulla salute dell’organismo che lo ospita. “Negli ultimi 20 anni gli scienziati hanno scoperto che il microbioma interagisce con il resto del corpo, con il sistema immunitario e con il cervello – spiega Eric W. Jones, uno degli autori -. Molte malattie sono associate a determinate composizioni di microbi nell'intestino”.

 

I ricercatori spiegano che il microbiota intestinale umano appare ancora troppo complesso e diversificato per poter essere analizzato in modo completo. Per questo motivo, hanno esaminato quello presente nei moscerini della frutta (Drosophila melanogaster), allo scopo di capire come la presenza di particolari batteri intestinali potrebbe generare effetti fisici e comportamentali nell'organismo ospite. In particolare, gli scienziati hanno esaminato le interazioni tra cinque specie principali di batteri che si trovano nell'intestino e calcolato in che modo la presenza o l'assenza di singole specie influenzi il benessere, la durata della vita, la fertilità e lo sviluppo di questi insetti.

 

Il team ha allevato 32 gruppi di moscerini della frutta, ciascuno dei quali presentava una diversa combinazione dei cinque batteri. L’esperimento ha dimostrato che la presenza di alcuni batteri potrebbe aumentare la fecondità dell'ospite, mentre altri potrebbero ridurne la longevità. Inoltre, gli scienziati hanno scoperto che gli effetti di una particolare specie dipendevano dalla presenza o dall’assenza di altre specie, e che l’interazione tra le diverse specie era importante per il benessere degli insetti tanto quanto la loro presenza.

 

Secondo gli autori, i risultati suggeriscono che l'influenza del microbiota non può quindi essere attribuita soltanto alla presenza o all'assenza di singole specie. "In un certo senso – osserva il dottor Jones -, l'influenza del microbioma sull'ospite è maggiore della somma delle sue parti”. Gli scienziati ritengono che questo approccio potrebbero essere utilizzato per comprendere meglio le interazioni tra le migliaia di diverse specie di batteri presenti nell'intestino umano. Questo, a sua volta, potrebbe far luce sulle malattie correlate al ruolo dei microrganismi intestinali, come i disturbi dell'umore, le disfunzioni neurologiche e le malattie autoimmuni.

 

Foto: © barmaleeva - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 07/12/2018