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10-12-2018

Cuore, il rischio dalle infezioni



Nei tre mesi successivi a un’infezione il rischio di essere colpiti da un evento cardiovascolare potrebbe aumentare. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association dai ricercatori dell'Università del Minnesota di Minneapolis (Usa), secondo cui le proteine rese troppo “appiccicose” dalla reazione immunitaria alle infezioni potrebbero favorire la formazione di coaguli di sangue.


La ricerca ha coinvolto 1.312 persone che avevano subito un infarto miocardico o un arresto cardiaco e 727 individui che erano stati colpiti da un ictus ischemico. Gli scienziati hanno analizzato le cartelle cliniche dei pazienti, per verificare se fino a 1-2 anni prima dell'evento cardiovascolare avessero contratto un’infezione. L’analisi ha rilevato che le infezioni che avevano maggiormente colpito i partecipanti erano state quelle delle vie urinarie, delle vie respiratorie e la polmonite.


Al termine dell’indagine, gli autori hanno scoperto che circa il 37% dei soggetti colpiti da infarto o arresto cardiaco e quasi il 30% dei pazienti colpiti da ictus avevano sofferto di un'infezione nei tre mesi precedenti all'evento cardiovascolare. In particolare, il rischio di ictus o infarto era particolarmente elevato nelle due settimane successive all’insorgenza dell'infezione.


Secondo gli autori, questo fenomeno potrebbe essere dovuto al fatto che la reazione del sistema immunitario durante l'infezione rende le piastrine più appiccicose. In un organismo sano, il ruolo delle piastrine è quello di legarsi a un vaso sanguigno danneggiato e creare un coagulo di sangue, per arrestare l’emorragia. Ma l’eccesso di piastrine oppure la presenza di piastrine troppo appiccicose potrebbe aumentare il rischio di coaguli, che potrebbero occludere le coronarie e causare un evento cardiovascolare.

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