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Anche dormire troppo fa male

Da sei a otto ore, oltre potrebbe esserci qualche insidia per la salute. Tanto dovrebbe durare il sonno per una persona adulta per evitare di mettere a rischio il proprio benessere cardiovascolare. Il sonno prolungato è stato infatti associato a una maggiore mortalità e a un maggior rischio di sviluppare malattia cardiovascolare. È il risultato di uno studio pubblicato su European Heart Journal. I suoi autori, un team di ricerca internazionale, mette però in guardia dal trarre conclusioni definitive: “Poiché si tratta di uno studio osservazionale, che può indicare solo un'associazione più che fornire una relazione causa-effetto, non possiamo dire che troppo sonno di per sé causi malattie cardiovascolari”, spiega la ricercatrice Chuangshi Wang della McMaster University di Hamilton (Canada).

Attenzione dunque al sonno eccessivo così come a un riposo notturno ridotto a poche ore: in entrambi i casi potrebbe esserci un pregiudizio per la salute. “A ogni modo – aggiunge l'autrice principale dello studio – troppo poco sonno potrebbe essere un fattore sottostante che contribuisce alla mortalità e all'incidenza di malattia cardiovascolare e troppo sonno potrebbe indicare condizioni sottostanti che ne aumentano il rischio”.

Il sonno per uno stile di vita sano

Il contributo del sonno al benessere generale è ormai emerso in tutta la sua importanza. Il buon riposo, assieme all'attività fisica e alla dieta sana ed equilibrata, si è affermato come uno dei pilastri di uno stile di vita salutare. Diversi studi hanno messo in risalto l'impatto che la privazione di sonno ha sulla salute del metabolismo e su quella cardiovascolare. La ricerca si è occupata anche dell'altro tipo di eccesso, il troppo sonno. Le associazioni con la mortalità o l'incidenza di malattie cardiovascolari, o di altro tipo, sono state suggerite da alcuni studi ma in generale i risultati si sono rivelati contraddittori per via del modo in cui questi studi erano stati definiti. Ad esempio alcuni si sono concentrati su particolari popolazioni o non hanno tenuto conto del fatto che in alcuni Paesi i sonnellini fatti di giorno sono comuni e considerati salutari.

I ricercatori dell'università canadese hanno preso in considerazione la durata del sonno (e dei riposini diurni) di una popolazione di oltre 116 mila persone dai 35 ai 70 anni di età in 21 Paesi con diverso livello di reddito in sette aree geografiche (Nord America ed Europa, Sud America, Medio Oriente, Asia meridionale, Sud-est asiatico, Cina e Africa). In media i partecipanti sono stati seguiti per circa otto anni dopo i quali sono stati registrati 4381 decessi e 4365 eventi cardiovascolari maggiori come infarti o ictus.

Pennichelle ristoratrici?

Dall'analisi dei dati è emersa una correlazione tra il sonno da un lato e il rischio di sviluppare malattia cardiovascolare e la mortalità dall'altro. In particolare il rischio di sviluppare tale patologia o di mortalità cardiovascolare aumentava del 5% a fronte di 6-8 ore raccomandate; del 17% fra le 9 e le 10 ore di sonno e del 41% oltre le 10 ore. Tuttavia anche poche ore di sonno, fino a 6, erano associate a un aumento del rischio del 9%, un dato, però, non statisticamente significativo.

Dopo aver controllato i dati tenendo conto di possibili fattori che avrebbero potuto influenzare i risultati (stile di vita, condizioni di salute, ad esempio) si è confermata questa correlazione tra ore di sonno e rischi per la salute, tracciando una curva a forma di J: “Lo studio mostra che la durata ottimale del sonno stimato per gli adulti è da sei a otto ore al giorno”, ricorda Wang.

Nello studio si è evidenziato infine l'apporto della pennichella, una consuetudine comune in Medio Oriente e Sud America ad esempio, e che durava per lo più da 30 a 60 minuti: “Sebbene questa abitudine fosse associata a maggiori rischi nei soggetti che dormivano a sufficienza o più a lungo questo non era il caso per chi domivano fino a sei ore a notte. Il sonnellino diurno sembrava compensare la mancanza di sonno di notte o mitigarne i rischi”, conclude la ricercatrice.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 11/12/2018