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Statine, confermati i benefici dei farmaci anti-colesterolo

Colesterolo giù ed effetti indesiderati rari. Le statine, i farmaci usati per la prevenzione cardiovascolare, portano benefici che superano di gran lunga gli eventuali rischi per la salute. Una nuova conferma arriva dall'American Heart Association che ha pubblicato un report scientifico sulle pagine di  Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology. I medicinali che abbassano il colesterolo rappresentano una “categoria di farmaci per i quali è molto chiaro quali sono i benefici”, sottolinea Lynne Braun, docente della Rush University di Chicago e tra i firmatari del report.

Tra i farmaci più utilizzati in Italia

Le statine sono dei farmaci impiegati per il trattamento dell'ipercolesterolemia. L'obiettivo è la riduzione del colesterolo “cattivo” LDL, la sostanza che si deposita sulle pareti interne delle arterie e che contribuisce all'aterosclerosi, una condizione patologica correlata all'insorgenza di infarto e ictus. Come ricordano gli autori del report, le statine più efficaci, al massimo dosaggio, sono in grado di far scendere i livelli di colesterolo anche oltre la metà, dal 55% al 60%.

Negli Stati Uniti un adulto over 40 su quattro prende le statine per ridurre il rischio di infarto del miocardio, di ictus ischemico e di altre complicazioni della malattia aterosclerotica. In Italia, come riferisce l'Aifa nell'ultimo Rapporto OsMed sull'uso dei farmaci, le statine sono state il terzo farmaco più utilizzato dopo gli ACE-inibitori e i sartani, medicinali impiegati per il trattamento dell'ipertensione. Nel 2017 il numero di dosi definite al giorno di statine per 1000 abitanti è stato 76,5.

La terapia con statine è una delle misure cui si ricorre per la prevenzione cardiovascolare. Per i cardiologi americani questi farmaci possono abbassare il rischio di infarto di almeno il 25% ma possono anche aiutare i pazienti con malattia cardiaca a evitare procedure come l'inserimento di uno stent coronarico.

Sintomi muscolari i più comuni

Il documento dell'American Heart Association è stato redatto alla luce di diversi studi che hanno testato l'efficacia e la sicurezza delle statine. Molti erano trial clinici, la forma di studi con il maggior valore scientifico. La revisione fa riferimento alla popolazione generale ma anche a diverse sottopopolazioni come anziani, donne in gravidanza e pazienti con condizioni specifici, dalle malattie croniche a reni e fegato all'infezione da Hiv.

Gli effetti collaterali dell'assunzione di statine riferiti più spesso sono i dolori e la debolezza muscolari e il diabete di tipo 2. I sintomi muscolari – ricordano i cardiologi – erano eventi rari nei trial clinici e quando si verificavano erano associati al dosaggio del farmaco. Il rischio di insorgenza di serie condizioni a carico dei muscoli, inclusa la rabdomiolisi, ovvero la necrosi del tessuto muscolare, è inferiore allo 0,1% mentre quello di grave tossicità al fegato è di circa lo 0,001%. In particolare i pazienti con il virus dell'Hiv possono soffrire di debolezza o dolori muscolari in parte per via dell'interazione tra le statine e i farmaci per l'infezione virale.

Per quanto riguarda la correlazione con il diabete, le statine possono far salire leggermente il rischio di questa patologia (stimato nello 0,2% per anno di trattamento) ma dipende dal rischio individuale preesistente. Molti soggetti in terapia anti-colesterolo hanno infatti già un alto rischio di diabete mellito. Inoltre nei soggetti già colpiti l'assunzione di statine determina un aumento insignificante della glicemia.

Alcuni studi hanno suggerito, poi, un aumento del rischio di un secondo ictus emorragico. Tuttavia le statine – ricordano gli autori – portano a una riduzione del rischio di ictus aterotrombotico e di ictus in generale. Non sono state invece fornite prove certe di una relazione causale con altre patologie, dal tumore alla cataratta alla disfunzione erettile.

In ogni caso i cardiologi americani invitano pazienti e medici al dialogo affinché siano fornite tutte le informazioni utili sui rischi e i benefici della terapia. I pazienti, poi, non dovrebbero mai interrompere la terapia senza aver consultato il medico perché potrebbe essere pericoloso.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 13/12/2018

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