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Obesità, nei ristoranti troppe calorie e mega-porzioni

Non sono solo i fast food i luoghi in cui si mangia in eccesso. Anche nei ristoranti vengono servite porzioni extralarge, con apporti calorici oltre misura. Mangiare fuori, indipendentemente dai posti frequentati, è un comportamento che può contribuire all'accumulo di chili di troppo e dunque concorrere all'aumento della prevalenza di sovrappeso e obesità nel mondo. È quanto conclude una ricerca pubblicata di recente su British Medical Journal che ha confrontato il contenuto di calorie di un pasto medio nei fast food e nei ristoranti in diversi Paesi nel mondo. Il 94% dei pasti dei ristoranti e il 72% di quelli dei fast food contenevano almeno 600 calorie.

Lo studio è stata condotta da un team internazionale di ricercatori provenienti, tra le altre, anche dalla Tufts University di Boston (Stati Uniti).

Sovralimentazione sotto accusa

L'obesità è una condizione sempre più diffusa a livello mondiale. La sua prevalenza è quasi triplicata negli ultimi 40 anni raggiungendo dimensioni epidemiche in molti Paesi, ricorda l'Organizzazione mondiale della Sanità. L'obesità è inoltre un fattore di rischio per molte patologie, da quelle cardiovascolari ai tumori fino alla demenza, e per questo l'Oms è impegnata nel tentativo di limitare la sua diffusione facendo leva sull'attività degli Stati membri.

Tra i fattori che contribuiscono al sovrappeso e all'obesità c'è sicuramente la sovralimentazione e i comportamenti alimentari scorretti: “Precedenti ricerche del nostro team negli Stati Uniti – dice Susan B. Roberts, fra gli autori dello studio – hanno identificato in generale i pasti consumati nei ristoranti come un importante target per interventi con cui affrontare il problema dell'obesità. Mangiare fuori è una consuetudine comune ed è importante considerare che è facile mangiare troppo se un pasto al ristorante verosimilmente è solo uno dei tanti pasti e snack consumati in una giornata”.

Più calorie del fabbisogno

I Paesi coinvolti nello studio sono stati Brasile, Cina, Finlandia, Ghana e India. Sono stati selezionati in maniera casuale 111 tra fast food (luoghi in cui vengono venduti al bancone dei cibi che possono essere consumati anche fuori) e ristoranti (“full-service”, dove i pasti sono serviti dal personale e consumati al tavolo). I dati relativi a questi esercizi commerciali sono stati confrontati a quelli relativi a dei ristoranti americani che includevano menù di diverso tipo (dalla cucina cinese a quella italiana a quella giapponese, ad esempio). Solo per la Finlandia sono stati presi in considerazione anche i pasti serviti nelle mense dei lavoratori, luoghi che offrono piatti aderenti alle indicazioni delle linee guida per una sana alimentazione.

Per “pasto” i ricercatori hanno considerato una portata principale con contorno incluso senza considerare bevande, stuzzichini e dessert che richiedevano un pagamento extra. Pertanto – sottolineano i ricercatori – l'apporto calorico considerato è stato probabilmente sottostimato rispetto a un pasto comunemente consumato in ristoranti e fast food.

Dallo studio è emerso che solo in Cina l'apporto calorico medio di un ristorante era inferiore ai dati americani (719 vs 1088 calorie) e che i cibi fast food contenevano meno calorie dei pasti nei ristoranti: 809 rispetto a 1317 calorie. Infine le mense della Finlandia fornivano un apporto calorico inferiore del 25% rispetto a ristoranti e fast food (880 vs 1166 Kcal).

“Le calorie delle porzioni medie sono maggiori dei fabbisogni calorici e delle calorie raccomandate nelle linee guida internazionali”, aggiunge Roberts. I pasti consumati fuori casa selezionati nello studio non sarebbero un problema se fossero consumati di tanto in tanto ma ormai – aggiungono i ricercatori – mangiare fuori è un'abitudine consolidata ovunque. Non bisogna dunque guardare solo ai fast food ma anche ai ristoranti quando si definiscono delle politiche di contrasto all'obesità. Ridurre le porzioni a 600 calorie potrebbe essere proprio uno strumento da utilizzare per questo scopo.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 20/12/2018