Logo salute24

Parkinson, gli effetti neuroprotettivi del caffè

Gli effetti neuroprotettivi del caffè potrebbero renderlo un valido alleato contro Parkinson e demenza. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Pnas dagli scienziati del Rutgers Robert Wood Johnson Medical School Institute for Neurological Therapeutics di Piscataway (Usa), secondo cui la combinazione tra la caffeina e un acido grasso presente nei chicchi del caffè, chiamato Eicosanoyl-5-hydroxytryptamide (Eht), sarebbe in grado di rallentare la degenerazione cerebrale che caratterizza il Parkinson e la demenza a corpi di Lewy.

 

I ricercatori spiegano che la malattia di Parkinson può provocare tremori, rigidità e problemi di equilibrio, movimento e coordinazione. La demenza a corpi di Lewy - una delle forme più comuni di demenza – è simile all'Alzheimer, ma ha un esordio più precoce e presenta alcuni aspetti in comune con il Parkinson, come i tremori e i disturbi del movimento. Le terapie attualmente a disposizione permettono di migliorare i sintomi delle due patologie, ma non proteggono dal declino cerebrale. Per questo motivo, i ricercatori statunitensi hanno cercato una possibile soluzione analizzando le proprietà del caffè: precedenti indagini hanno infatti dimostrato che l’assunzione regolare della bevanda può ridurre il rischio di ammalarsi di Parkinson.

 

Nel corso dell’indagine, gli autori hanno esaminato gli effetti di Eht, un acido grasso derivato da un neurotrasmettitore della serotonina, presente nello strato che riveste i chicchi di caffè. Il composto è stato somministrato in un gruppo di topi da solo o in combinazione con la caffeina. L’esperimento ha dimostrato che da soli l’Eht e la caffeina non apparivano efficaci, ma utilizzati insieme sono stati in grado di proteggere il cervello degli animali dalla degenerazione. Sono stati, infatti, capaci di potenziare l'attività di un catalizzatore che aiuta a prevenire l'accumulo di proteine nocive nel cervello, caratteristico del Parkinson e nella demenza a corpi di Lewy.

 

Secondo gli esperti, ciò suggerisce che la combinazione di Eht e caffeina potrebbe rallentare o arrestare la progressione di queste malattie. Tuttavia, i ricercatori precisano che occorre condurre ulteriori studi per determinare le giuste quantità e il corretto rapporto tra Eht e caffeina necessari per determinare l'effetto protettivo negli umani. “L'Eht è un composto presente in diversi tipi di caffè, ma la sua quantità varia – spiega M. Maral Mouradian, che ha coordinato la sperimentazione -. È importante individuare la quantità e il rapporto appropriati, in modo che le persone non assumano troppa caffeina, perché questo potrebbe avere conseguenze negative sulla loro salute”.

 

Foto: Pixabay

 

di Nadia Comerci
Pubblicato il 10/01/2019

potrebbe interessarti anche: