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Ansia e depressione, quel legame fra umore negativo e infiammazione

Tristezza, frustrazione e rabbia possono insidiare non solo la salute mentale. Anche l'organismo può risentirne. Queste emozioni negative sono associate infatti con maggiori livelli di infiammazione. È quanto hanno visto dei ricercatori della Penn State University (Stati Uniti) in uno studio pubblicato su Brain, Behavior, and Immunity. Ma la relazione emersa tra marcatori dell'infiammazione e stato d'animo è articolata: sarebbe l'umore avvertito di recente a incidere sull'organismo, più che quello riferito al passato prossimo. In altre parole – si è visto nella ricerca – come un individuo si sia sentito ultimamente potrebbe essere un elemento che predice lo stato infiammatorio dell'organismo.

Un "diario" dell'umore

La ricerca sul legame tra salute mentale e salute fisica è stata alimentata da diversi studi. Secondo il team guidato dalla scienziata Jennifer Graham-Engeland, la maggior parte degli studi si è però concentrata sulla correlazione tra i marcatori biologici dell'infiammazione e le emozioni riferite dai partecipanti a periodi di tempo distanti, come il mese scorso o le settimane precedenti (con domande del tipo “quanto spesso ti sei sentito triste il mese scorso?”). In questo caso il team di studiosi ha affiancato a questo piano temporale uno più ravvicinato, valutando così anche le emozioni riferite quasi in presa diretta dai partecipanti (“quanto ti senti triste adesso?”, ad esempio).

Allo studio hanno partecipato 220 adulti di età compresa fra 25 e 65 anni, di cui 140 donne, provenienti da un precedente studio che aveva analizzato gli effetti dello stress sulla salute. Per valutare l'infiammazione, ovvero quella risposta immunitaria dell'organismo a eventi come infezioni o danni ai tessuti che, se cronica, può contribuire all'insorgenza di diverse patologie, i ricercatori hanno utilizzato la concentrazione della proteina C-reattiva e sette citochine.

I partecipanti hanno completato un questionario all'avvio dello studio nel quale era chiesto quanto spesso nel mese precedente avessero provato delle emozioni positive (felicità, rilassatezza, eccitazione, tra le altre) o negative (come irritabilità, stress, apatia, rabbia, depressione). La scala di valutazione andava da 1 (per nulla) a 7 (moltissimo). Successivamente gli individui coinvolti hanno fornito una valutazione del loro umore cinque volte al giorno per 14 giorni consecutivi, allertati da un promemoria ricevuto per telefono: sono state valutate da 0 a 100 emozioni come felicità e serenità, ansia/tensione, rabbia/aggressività, depressione/tristezza e frustrazione. Al termine di queste due settimane sono stati eseguiti i prelievi di sangue.

Emozioni positive e scarsa infiammazione

A differenza di quanto atteso dai ricercatori, in generale non è emersa alcuna associazione significativa tra l'umore, passato o presente, e l'infiammazione. Tuttavia, considerando solo i sette giorni precedenti l'esame del sangue, il legame emergeva. Un umore negativo riferito a questa settimana si correlava con un livello maggiore di alcuni marcatori dell'infiammazione. Un elemento determinante – sottolineano i ricercatori – è dunque il periodo di tempo nel quale era stato “misurato” lo stato d'animo dei partecipanti. Solo negli uomini, inoltre, l'umore positivo della stessa settimana era  associato con un minor grado di infiammazione.

I risultati, che meritano ulteriori approfondimenti, si aggiungono così a quelli di altri lavori di ricerca che hanno mostrato come la depressione clinica e l'aggressività siano associati a una maggiore infiammazione: “La speranza è che queste evidenze stimolino ulteriore ricerca per capire meglio la relazione tra infiammazione ed emozioni che, a sua volta, può contribuire a definire interventi psicosociali di promozione della salute in maniera più ampia con cui spezzare un ciclo che può portare a infiammazione cronica, disabilità e malattia”, aggiunge Graham-Engeland.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 24/01/2019

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