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15-01-2019

Editing genetico per migliorare gli antibiotici



L’impiego delle tecniche di editing genetico potrebbe migliorare l’efficacia degli antibiotici esistenti o favorire lo sviluppo di nuovi antimicrobici. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Microbiology dai ricercatori dell'Università del Wisconsin di Madison (Usa) e dell'Università della California di San Francisco (Usa), che hanno utilizzato il metodo Crispr in un modo nuovo per esaminare i geni presi di mira dagli antibiotici.


Gli scienziati hanno utilizzato la tecnica Mobile-Crispri, che a differenza di Crispr non taglia in Dna, ma si posizione sul Dna stesso impedendo alle proteine ​​l'accesso e l'attivazione di un particolare gene. Il risultato consiste in una riduzione dell'espressione del gene esaminato e delle proteine che lo codificano. Questo metodo, spiegano gli studiosi, permette di verificare gli effetti degli antibiotici in un'ampia gamma di batteri patogeni, consentendo d’identificare i farmaci capaci d’inibire la crescita degli agenti patogeni.


Nel corso della sperimentazione, i ricercatori hanno dimostrato che riducendo la quantità delle proteine che rappresentano il ​​bersaglio di un antibiotico, i batteri diventano molto più sensibili a livelli più bassi del farmaco. Questo segnale un'associazione tra il gene e l’antibiotico. Pertanto, con questo metodo è possibile analizzare migliaia di geni alla volta come potenziali bersagli degli antibiotici, aiutando gli scienziati a imparare come questi farmaci funzionino e come possano essere migliorati. Secondo gli autori, l’impiego dell’editing genetico potrebbe quindi contribuire alla lotta contro l’antibiotico-resistenza, perché consente di rafforzare l’efficacia degli antimicrobici esistente o di crearne di più potenti.

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