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Bpco, il ruolo decisivo del vaccino contro l'influenza

Per chi è colpito da broncopneumopatia cronico-ostruttiva (Bpco) il vaccino antinfluenzale è ancora più importante. Una nuova conferma dell'utilità di questo farmaco arriva da uno studio canadese pubblicato di recente sulla rivista scientifica Chest. Grazie al vaccino – hanno visto i ricercatori della University of Ottawa – è stata registrata una minore incidenza di complicazioni dovute all'influenza: meno ricoveri in ospedale ma anche meno decessi.

Il fumo tra i fattori di rischio

La Bpco è una delle malattie più gravi dell'apparato respiratorio. Le vie aeree cominciano a ostruirsi, con un grado diverso di severità e in maniera irreversibile pregiudicando la funzione respiratoria. La patologia è cronica e progressiva e tra i suoi fattori di rischio principali vi è l'esposizione al fumo di sigaretta ma anche, seppur con un impatto minore, allo smog e ad altre sostanze chimiche sul posto di lavoro. Per la broncopneumopatia cronico-ostruttiva non è disponibile una cura ma il paziente viene comunque sottoposto a dei trattamenti che puntano a contrastare l'avanzare della patologia, ad alleviare i sintomi e a migliorare la qualità di vita.

Accanto ai trattamenti, non solo di tipo farmacologico, ai pazienti è fortemente consigliata la vaccinazione antinfluenzale. In Italia, ad esempio, i soggetti con Bpco rientrano fra le categorie di individui fino ai 65 anni di età con patologie che aumentano il rischio di complicanze o ricoveri assieme, ad esempio, agli individui con malattie dell'apparato cardio-circolatorio o con diabete mellito. Per questi il vaccino contro l'influenza è raccomandato.

Come ha rilevato lo studio canadese, l'influenza di stagione è una delle ragioni più comuni di ospedalizzazione dei pazienti con broncopneumopatia cronico-ostruttiva: un paziente su dieci muore e per uno su cinque si provvede alla terapia intensiva. Tuttavia i ricercatori hanno anche visto l'altra faccia della medaglia, ovvero la riduzione di queste complicazioni grazie al vaccino contro l'influenza.

Meno ricoveri, minor mortalità

Per lo studio sono stati analizzati i dati relativi a poco meno di 4200 soggetti ricoverati in 46 ospedali durante le stagioni invernali fra il 2011 e il 2015 per via di una malattia respiratoria o per un peggioramento delle proprie condizioni di salute. I soggetti erano infatti tutti colpiti da broncopneumopatia cronico-ostruttiva. Dei pazienti era nota inoltre la loro storia clinica relativa alla vaccinazione antinfluenzale. Per vedere se i pazienti erano colpiti da influenza sono stati eseguiti dei tamponi nasofaringei. Il 38,5% degli individui coinvolti sono risultati positivi.

Rispetto ai pazienti senza influenza, per quelli è stato necessario ricorrere in più casi alla ventilazione meccanica (8,7% contro il 5,2% dei non influenzati), ma anche alla terapia intensiva (17,2% vs 12,1%) e la mortalità è stata più alta (9,7% contro 7,9%). Tra i fattori che, fra gli influenzati, facevano aumentare il rischio di queste complicanze c'erano l'età (superiore ai 75 anni), la compresenza di malattie cardiache, il ricovero prolungato in ospedale e il trattamento con l'ossigeno puro a casa.

Lo studio ha rilevato inoltre che, nonostante i chiari benefici della vaccinazione, solo il 66,5% dei pazienti con Bpco era stato immunizzato contro i virus dell'influenza. Infine è emerso che, nella popolazione che aveva partecipato alla ricerca, solo il 69% ha ricevuto un trattamento con farmaci antivirali durante il ricovero ospedaliero. “Alla luce dei risultati dello studio, incoraggiamo fortemente i pazienti con questa patologia a vaccinarsi ogni anno come misura protettiva contro l'influenza e le sue gravi conseguenze per la salute”, spiega Sunita Mulpuru, tra gli autori della ricerca. “Può avere un impatto significativo – conclude la scienziata – l'individuazione di metodi con cui migliorare i tassi di vaccinazione tra i pazienti con Bpco”.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 01/02/2019