Logo salute24

Cervello come i muscoli: va allenato ai comportamenti salutari

Bisogna insistere anche se una cosa non piace: in questo modo un'azione può diventare un'abitudine. È la ripetizione, la costanza, più che la soddisfazione che si trae da esso la chiave per portare avanti un certo comportamento nel tempo. Il cervello può essere così “ingannato” a fare determinati gesti, ad esempio a seguire sane consuetudini come andare in palestra o mangiare in modo equilibrato. A riferirlo è un gruppo di ricercatori provenienti dalla Università di Warwick (Regno Unito), da Princeton e dalla Brown University (USA) in un articolo di recente pubblicazione su Psychological Review.

Cosa c'è dietro le abitudini

 “Molto di quello che facciamo è riconducibile alle abitudini tuttavia il modo in cui queste si formano e vengono apprese resta ancora qualcosa di misterioso”, spiega Elliot Ludvig, uno degli autori della ricerca. “Il nostro lavoro getta nuova luce su questo aspetto con la costruzione di un modello matematico secondo il quale una semplice ripetizione può portare a instaurare schemi di abitudini che vediamo negli individui e in altri esseri viventi”.

Il team di ricerca ha sviluppato una simulazione al computer e osservato un comportamento in un modello animale digitale. Le cavie digitali avevano la possibilità di scegliere tra due leve, una delle quali era associata con la possibilità di ottenere una ricompensa. Questa era la leva “corretta”, l'altra, quella senza ricompensa, era invece quella “sbagliata”. Il beneficio della ricompensa era associato di volta in volta a una delle due leve, non sempre alla stessa.

Le cavie erano addestrate a scegliere la leva “corretta”. Quando queste sono state addestrate per un breve periodo di tempo erano in grado di scegliere sempre la giusta leva, quella con la ricompensa. Quando invece sono state addestrate a lungo verso una sola leva, le cavie testardamente sceglievano sempre la leva “sbagliata” anche quando questa non aveva più con sé il beneficio della ricompensa. In altre parole queste preferivano continuare con l'azione alla quale erano ormai abituati piuttosto che avere la possibilità di essere ricompensati.

Questo modello – riferiscono gli scienziati – dimostra come le abitudini si sviluppano attraverso il rafforzamento diretto di azioni intraprese di recente piuttosto che attraverso una sorta di analisi dei risultati che ne possono derivare.

Volontà o semplice ripetizione?

Le abitudini sono una componente cruciale del comportamento e sono un tema centrale nella ricerca  delle scienze umane: “Gli psicologi stanno cercando di capire da oltre un secolo cosa guida le nostre abtudini – ricorda Amitai Shenhav, tra gli autori della ricerca – e una delle domande più frequenti è quanto delle abitudini è un prodotto di ciò che vogliamo e non un prodotto di ciò che facciamo. Il nostro modello aiuta a rispondere al quesito suggerendo come le stesse abitudini siano un prodotto delle nostre azioni precedenti ma che in alcune situazioni quelle abitudini possono essere soppiantate dal nostro desiderio di ottenere il miglior risultato”.

Lo studio, che ha valutato il peso di quanto spesso si compie un'azione nel processo di formazione di un'abitudine, buona o cattiva che sia, può fornire elementi utili per comprendere condizioni come il disturbo ossessivo compulsivo e il disturbo da tic, entrambe caratterizzate da comportamenti ripetuti. Il prossimo passo sarà condurre esperimenti simili in uno scenario reale osservando il comportamento umano in test basati sulle azioni e in test basati sulla ricompensa.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 05/02/2019