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Tenere bassa la pressione, fattore protettivo contro le demenze

Tenere la pressione sistolica sotto i 120 millimetri di mercurio (mmHg) potrebbe abbassare il rischio di deterioramento cognitivo lieve (Mci). Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Journal of American Medical Association dal gruppo di ricerca statunitense chiamato “Sprint Mind Investigators”, diretto da Jeff Williamson della Wake Forest School of Medicine di Winston-Salem, che afferma: “Abbiamo scoperto che in soli tre anni tenere la pressione sanguigna bassa ha aiutato in modo significativo non soltanto il cuore, ma anche il cervello”.

 

La sperimentazione ha coinvolto 9.361 persone residenti negli Stati Uniti e in Porto Rico, che avevano un’età pari o superiore a 50 anni e soffrivano d’ipertensione - ma non erano stati colpiti da ictus o diabete. Gli autori li hanno suddivisi in due gruppi, e li hanno invitati a tenere la pressione sistolica (o “massima”) sotto i 140 mmHg (trattamento standard) oppure sotto i 120 mmHg (trattamento intensivo). Li hanno quindi seguiti per un periodo di circa cinque anni.

 

Al termine dell’indagine, gli scienziati hanno scoperto che i partecipanti che avevano tenuto la pressione massima inferiore ai 120 mmHg mostravano non solo una notevole riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, ma anche una significativa diminuzione del pericolo di sviluppare il deterioramento cognitivo lieve. L’Mci è una condizione caratterizzata da lievi deficit cognitivi, maggiori rispetto a quelli associati al normale invecchiamento, ma che non compromettono lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Gli esperti ritengono che sia un precursore della demenza, che costituisce l’insieme dei sintomi associati al declino della memoria e ad altri deficit cognitivi, abbastanza gravi da pregiudicare la capacità di una persona di svolgere le normali attività quotidiane.

 

Gli autori hanno scoperto che il trattamento intensivo ha abbassato il rischio di demenza del 15%, ma si tratta di una percentuale troppo bassa per essere ritenuta significativa. Tuttavia, ritengono che uno studio più esteso nel tempo potrebbe chiarire se tenere la pressione sistolica sotto i 120 mmHg potrebbe, nel lungo periodo, ridurre anche le probabilità di essere colpiti da demenza. “Sebbene lo studio abbia mostrato una riduzione del 15% del rischio di demenza nel gruppo sottoposto al trattamento intensivo, siamo rimasti delusi dal fatto che i risultati non abbiano raggiunto una significatività statistica per questo risultato – spiega il professor Williamson -. La scorsa settimana l'Alzheimer's Association ha deciso di finanziare un ulteriore follow-up dei soggetti che hanno partecipato al nostro studio, nella speranza di raccogliere un numero di casi di demenza sufficiente a consentire un’analisi  più completa di questi risultati”.

 

Foto: © Andrei Tsalko - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 05/04/2019

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