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Morbillo, nel 2018 il più alto numero di casi in Europa degli ultimi dieci anni

Il triplo dei contagi. Nel 2018, in Europa, i casi di morbillo hanno raggiunto un livello record, il maggiore nell'ultimo decennio, tre volte quello registrato nel 2017 e ben quindici il dato del 2016. In aumento anche il numero dei decessi per morbillo: si è passati dai 42 del 2017 ai 72 dell'anno successivo. E questo nonostante la maggiore copertura vaccinale, segno di una non omogenea distribuzione delle procedure di vaccinazione. Sono i dati rilevati dall'Ufficio regionale europeo dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità. Gli esperti hanno lanciato un nuovo appello ai Paesi membri per intensificare le azioni di contrasto alla circolazione del virus.

Due casi su tre di morbillo finiti in ospedale

Il morbillo è una malattia infettiva altamente contagiosa tra le principali cause di mortalità infantile nel mondo. Le sue complicazioni, tra cui l'encefalite, sono infatti più frequenti nei bambini con meno di cinque anni di età oltre che negli adulti sopra i vent'anni. La patologia può però essere evitata con il vaccino, generalmente inoculato in due tempi nei primi anni di vita. Nel 2017 un maggior numero di bambini è stato immunizzato con la seconda dose del vaccino, raggiungendo una quota del 90% nel 2017. Anche la copertura della prima dose è aumentata, salendo al 95%, il miglior dato dal 2013.

La tendenza è dunque positiva: a partire dal 2000, da quando l'Oms ha cominciato a raccogliere i dati sulla seconda dose, il numero di soggetti vaccinati ha raggiunto il suo picco. Ma questo non è bastato: nel 2018 infatti il virus ha colpito e infettato un numero elevatissimo di persone: 82.596 in 47 dei 53 Paesi appartenenti alla regione europa dell'Oms. Nel 2017 il numero era di 25.863. Tra i Paesi che hanno reso disponibili i dati sulle ospedalizzazioni, nel 61% dei casi di morbillo, quasi due terzi, è stato necessario ricorrere alle cure in ospedale.

Nella top ten dei Paesi più colpiti c'è anche l'Italia, che si colloca al quinto posto con 2517 (in calo rispetto all'anno prima quando erano 5393), con un'incidenza di 42,45 casi per milione di abitanti. Prima di essa la Francia, Israele, la Serbia e l'Ucraina. Con i suoi 53218 il Paese dell'Europa orientale è il più colpito (più di un contagio su due di morbillo è stato registrato qui). Dalla sesta alla decima posizione si trovano Russia, Georgia, Grecia, Albania e Romania.

Il virus è ancora in circolazione

I progressi nella vaccinazione ci sono stati ma non in maniera capillare. Nelle nazioni ci sono ancora delle sacche di persone vulnerabili: “Dal quadro per il 2018 è chiaro che i progressi raggiunti nell'innalzamento dei tassi di vaccinazione saranno insufficienti per fermare la circolazione del morbillo. Mentre i dati indicano un'eccezionale copertura vaccinale questi riflettono anche un numero record di persone contagiate e di decessi. A livello locale il virus trova ancora le porte aperte”, dice Zsuzsanna Jakab, direttore dell'ufficio regionale dell'Oms.

Nella regione ci sono segnali contrastanti. 43 Paesi hanno interrotto la trasmissione endemica del morbillo per almeno 12 mesi alla fine del 2017 e dei Paesi hanno anche limitato la diffusione del virus a seguito dell'importazione di alcuni casi nel 2017 e 2018. In 34 Stati, però, la stima della copertura vaccinale della seconda dose di vaccino contro il morbillo nel 2017 è sotto la soglia del 95%, quella che garantisce la cosiddetta immunità di gregge. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, in Italia, nello stesso anno, la copertura vaccinale a 24 mesi per il morbillo è stata pari al 91,84%.

“Non possiamo migliorare la salute della popolazione in generale nei prossimi cinque anni se non lavoriamo a livello locale. Dobbiamo fare di più e meglio per proteggere ogni persona dalle patologie che possono essere facilmente evitate”, aggiunge Jakab. Gli Stati devono dunque impegnarsi di più per assicurare che tutti i gruppi della popolazione abbiano accesso ai servizi di vaccinazione, devono identificare chi è rimasto fuori dalle precedenti campagne vaccinali, incrementare la fiducia nei confronti dei vaccini e delle istituzioni sanitarie, essere più tempestivi nella rilevazione delle epidemie e nella risposta a queste emergenze e ascoltare le preoccupazioni delle persone rispondendo a ogni evento potenzialmente correlato alla sicurezza dei vaccini.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 08/02/2019

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