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Amore e altruismo, ecco come funziona il cervello

Individuati i percorsi cerebrali che inducono chi è innamorato ad anteporre al proprio benessere quello del partner. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Behavioral Neuroscience dai ricercatori dell'Università della California di Santa Barbara (Usa), secondo cui gli atteggiamenti altruistici sarebbero influenzati dall’azione di due ormoni: l'ossitocina - ribattezzata “l’ormone dell’amore”, che risulta coinvolta nella fiducia, nell'empatia e nell’affetto - e la vasopressina - che gli scienziati hanno collegato al legame di coppia.

 

Nel corso dell’indagine, gli autori hanno coinvolto nove coppie di sposini per verificare come la genetica e l'attività cerebrale fossero correlate con l'empatia sperimentata nei confronti del partner. Innanzitutto, gli scienziati hanno analizzato il Dna di ciascun partecipante alla ricerca di due varianti genetiche, una coinvolta nella sensibilità dell'ossitocina (Oxtr rs53576) e l'altra collegata alla sensibilità alla vasopressina (Avpr1a rs3). Successivamente, hanno chiesto ai volontari di rispondere a un questionario riguardante i loro sentimenti nei confronti del loro partner e di altre persone. Il test serviva a misurare i livelli generali di empatia e altruismo che ogni soggetto provava nei confronti del coniuge. Infine, gli scienziati hanno analizzato l’attività cerebrale dei partecipanti tramite la risonanza magnetica funzionale, mentre erano impegnati a osservare le foto del partner, di amici e di persone sconosciute, che avevano diverse espressioni facciali. I ricercatori hanno spiegato cosa provava la persona ritratta nella foto e perché, al fine di suscitare una risposta emotiva.

 

Durante l’esperimento, gli studiosi hanno osservato che quando i partecipanti sentivano un forte senso di empatia con la persona raffigurata nelle immagini, le regioni del cervello associate alle emozioni e alla memoria emotiva si accendevano. “È quasi come se il cervello segnalasse: 'questo è importante, occorre prestare attenzione'”, spiega  Bianca P. Acevedo, che ha diretto la ricerca. Gli scienziati precisano che queste aree del cervello, come l'amigdala e il pallidum ventrale, hanno una concentrazione particolarmente elevata di recettori per l'ossitocina e la vasopressina, e che gli individui dotati di variazioni genetiche che li rendevano più sensibili a questi ormoni mostravano risposte emotive più forti.

 

I ricercatori hanno anche scoperto che le regioni del cervello che si attivavano specificamente in risposta alla visione del viso del partner erano le stesse aree che sono state ritenute essenziali in altri animali durante gli studi sul legame e sull'attaccamento di coppia. Ciò, a loro avviso, suggerisce che il cervello possieda percorsi dedicati specificamente ai comportamenti legati all'attaccamento, che potrebbero avere origini antiche. Tuttavia, alcuni di questi percorsi si sono attivati anche quando i partecipanti hanno osservato i volti degli estranei, fornendo la prova della complessità del ruolo  di empatia e altruismo negli esseri umani.

 

“Quando le persone pensano alle relazioni, tendono a pensare che l'amore romantico sia molto importante – sottolinea la dottoressa Acevedo -. Tuttavia, abbiamo dimenticato alcune delle altre ragioni basilari e rilvevanti per cui le persone stanno insieme, come prendersi cura l'uno dell'altra. Oltre all'amore romantico, viviamo una lunga vita insieme, molti di noi allevano bambini, o si prendono cura gli uni degli altri in età avanzata. E l'altruismo è profondamente radicato nella nostra struttura evolutiva, neuronale e genetica”.

 

Foto: © drubig-photo - Fotolia.com

di Nadia Comerci
Pubblicato il 13/02/2019

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