Logo salute24

Memoria, le molecole che rovesciano il processo di perdita

Realizzate nuove molecole terapeutiche capaci d’invertire la perdita della memoria associata alla depressione e all'invecchiamento. È quanto emerge da uno studio presentato durante la conferenza annuale dell’American association for the advancement of science (Aaas), in programma dal 14 al 17 febbraio a Washington (Usa), dagli scienziati del Centre for addiction and mental health di Toronto (Canada), coordinati da Etienne Sibille, che osserva: “Attualmente non ci sono farmaci in grado di trattare i sintomi cognitivi, come la perdita della memoria, che si verificano nelle depressione, in altre malattie mentali e durante l’invecchiamento”.

 

Dopo aver condotto numerose ricerche, gli studiosi canadesi potrebbero essere riusciti a identificare dei composti capaci di attivare i recettori cerebrali danneggiati che causano la perdita della memoria, e di ripristinare la capacità di riportare alla mente i ricordi. Queste molecole, secondo gli esperti, non sarebbero soltanto in grado di migliorare rapidamente e significativamente i sintomi, ma riuscirebbero anche a riparare i danni cerebrali che determinano l’indebolimento delle capacità mnemoniche.

 

Prima di sviluppare i composti, gli scienziati hanno scoperto che la perdita della memoria associata alla depressione e all'invecchiamento potrebbe essere provocata dal danneggiamento dei recettori delle cellule cerebrali neuronali che si avvalgono del neurotrasmettitore acido gamma-amminobutirrico (Gaba). Modificando la struttura chimica delle benzodiazepine - una classe di farmaci ansiolitici e sedativi che stimolano anche il neurotrasmettitore Gaba -, hanno prodotto delle nuove molecole capaci di legarsi e attivare i recettori danneggiati.

 

Hanno quindi testato questi composti su alcuni animali affetti da perdita della memoria indotta dallo stress. Trenta minuti dopo, le prestazioni mnemoniche di tutti gli esemplari sono tornate ai livelli normali. Questo esperimento è stato riprodotto con efficacia più di 15 volte. In un altro test, i ricercatori hanno somministrato le molecole a un altro gruppo di animali che mostravano una perdita della memoria correlata all’invecchiamento. In questo caso, i deficit mnemonici sono stati rapidamente invertiti e le prestazioni sono aumentate fino all'80%, raggiungendo sostanzialmente i livelli osservati in gioventù o nelle prime fasi dell'età adulta. Con un trattamento giornaliero, questo miglioramento è durato oltre due mesi.

 

“Le cellule cerebrali invecchiate hanno assunto l’aspetto di  cellule giovani, dimostrando che le nostre nuove molecole possono modificare il cervello oltre a migliorare i sintomi – osserva la dottoressa Sibille - . Abbiamo dimostrato che le nostre molecole sono sicure e sono capaci di entrare nel cervello, attivare le cellule bersaglio e invertire il deficit cognitivo della perdita di memoria”.

 

Foto: © Coloures-Pic - Fotolia

di Nadia Comerci
Pubblicato il 06/06/2019