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21-02-2019

Sessualità e fertilità, i dati del Ministero



La maggior parte dei giovani cerca su internet le notizie riguardanti sessualità e fertilità. Lo rivela il rapporto:  “Principali risultati del Progetto lo ‘Studio Nazionale Fertilità’ - Indagini sulle conoscenze, comportamenti e atteggiamenti in ambito sessuale e riproduttivo di adolescenti, studenti universitari e adulti in età fertile e dei professionisti sanitari” promosso dal Ministero della Salute, che descrive conoscenze, comportamenti e atteggiamenti  in  ambito  sessuale  e  riproduttivo  delle  diverse fasce della popolazione,  e fornisce un focus sulle conoscenze e  i comportamenti dei professionisti sanitari.


L’indagine evidenzia che la maggior parte degli adolescenti e degli studenti universitari cerca su internet le informazioni relative all’ambito sessuale e riproduttivo, mentre solo un giovane su quattro si rivolge alla propria famiglia per avere notizie su questi argomenti. Il 94% dei ragazzi e degli studenti universitari intervistati ritiene però che la scuola dovrebbe garantire l’informazione su sessualità e riproduzione.


Dal rapporto emerge che la conoscenza dei fattori di rischio per la salute riproduttiva non sempre è adeguata. Anche se l’uso dei contraccettivi tra i giovani è abbastanza diffuso - principalmente il preservativo -, l’accesso ai consultori familiari resta basso.


Per quanto riguarda la volontà di avere dei figli, quasi l’80% dei ragazzi immagina di averne in futuro, ma la percentuale diminuisce notevolmente con il passare degli anni. Quasi la metà degli adulti intervistati (44%) dichiara, infatti, di non essere intenzionato a mettere al mondo dei figli a causa principalmente di fattori economici e lavorativi, dell’assenza di sostegno alle famiglie con figli e per motivi inerenti alla sfera personale e alla vita di coppia.


I professionisti sanitari, in generale, possiedono buone conoscenze: tre su quattro hanno risposto correttamente nella maggioranza dei casi. Tuttavia sono emerse esigenze formative su alcune aree e sulla relativa comunicazione agli assistiti. Infine, il rapporto evidenzia che la possibilità delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) di risolvere i casi d’infertilità appare sovrastimata non solo tra la popolazione, ma anche tra i professionisti sanitari.