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Il ruolo genetico nella dipendenza da tabacco e alcol

Un gruppo di ricerca internazionale ha identificato numerosi geni associati al consumo di tabacco e alcol. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Genetics, ha analizzato il genoma di 1,2 milioni di persone e scoperto che le persone che hanno una predisposizione genetica a fumare sarebbero anche geneticamente predisposte a sviluppare diversi problemi di salute, come obesità, diabete e disturbi mentali. “Abbiamo scoperto diversi geni associati a un maggiore uso di alcool e tabacco - spiega Kristian Hveem della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim (Norvegia), che ha partecipato alla ricerca -. Abbiamo anche esaminato la correlazione tra questi geni e il rischio di sviluppare varie malattie e disturbi”.

 

Dopo aver analizzato i dati di 1,2 milioni d’individui, gli scienziati hanno scoperto complessivamente 566 varianti genetiche in 406 siti diversi del genoma umano, che potrebbero essere collegati all'uso dell’alcol o del tabacco. In particolare, 150 siti sarebbero associati sia al consumo del tabacco, sia a quello dell’alcol. Inoltre, gli autori hanno osservato che alcuni geni che predispongono al vizio del fumo sarebbero collegati a un maggior rischio di sviluppare alcune patologie, mentre altri geni associati a un consumo più elevato di alcol sarebbero legati a un minor pericolo di ammalarsi.

 

“Il gruppo di studio geneticamente predisposto all’uso di tabacco era anche geneticamente predisposto a sviluppare una serie di problemi di salute, tra cui obesità, diabete, disturbo da deficit di attenzione/iperattività e varie malattie mentali, mentre il rischio genetico per l'alcol era associato a un pericolo più basso di ammalarsi – precisa la dottoressa Hveem -. Ciò non significa che consumare più alcol migliori la salute, ma indica una complessità meccanicistica che dev’essere ulteriormente approfondita. Abbiamo rilevato prove del coinvolgimento di molti agenti di segnalazione naturali nell'uso del tabacco e dell’alcol, compresi i geni coinvolti nella neurotrasmissione nicotinica, dopaminergica e glutammatergica, che in una certa misura potrebbero fornire una spiegazione biologica del motivo per cui le persone ricercano stimoli artificiali”.

 

Foto: Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 20/05/2019