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Tumore colon, un batterio della carie può contribuire alla crescita

Un nuovo aspetto della relazione tra bocca e intestino. Un team di ricercatori della Columbia University College of Dental Medicine di New York (Stati Uniti) ha visto che un batterio presente nel cavo orale e spesso implicato nell'insorgenza della carie e della parodontite può accelerare la crescita del tumore al colon. Gli autori dello studio forniscono così ulteriori dati sulla genesi tumorale, a cui possono concorrere diversi elementi, non solo le mutazioni genetiche che si accumulano nel corso di un decennio: “Le mutazioni sono solo una parte della storia. Anche altri fattori, come i microbi, possono avere un ruolo”, sottolinea l'autore principale dello studio Yiping W. Han.

Dalla stessa ricerca è emersa inoltre una correlazione tra la presenza di questo batterio della cavità orale e le forme generalmente più aggressive della neoplasia al colon-retto, una delle forme di tumore più comuni. In Italia, ad esempio, il tumore al colon-retto è la seconda neoplasia per numero di diagnosi tanto negli uomini (15% di tutti i nuovi tumori) quanto nelle donne (13%) dopo, rispettivamente, il tumore alla prostata e al seno (I numeri del Cancro in Italia-2018).

Un concorso tra mutazioni e microbi

Lo studio, pubblicato su EMBO Reports, prende le mosse da una precedente ricerca condotta dal team guidato da Han. In questo lavoro si era visto che il batterio Fusobacterium nucleatum produce una proteina (FadA adhesin) che innesca nelle cellule del colon un percorso di segnalazione già osservato in diversi tipi di tumore. Questa proteina stimolava solo la crescita delle cellule cancerose e non di quelle sane: “Avevamo bisogno di scoprire perché F. nucleatum sembrava solo interagire con le cellule cancerose”, aggiunge Han.

Nel nuovo lavoro di ricerca gli autori hanno analizzato delle colture cellulari. Da qui è emerso che le cellule del colon non cancerose difettavano di una proteina (Annessina A1) espressa specificatamente nelle cellule cancerose e che stimola la crescita del tumore. Poi hanno confermato, sia in vitro che in un gruppo di cavie, che “spegnendo” questa proteina si impediva al batterio F. nucleatum di legarsi alle cellule tumorali rallentandone la crescita.

I ricercatori hanno anche scoperto che il batterio aumenta la produzione di annessina A1, attirando a loro volta più batteri. È stata così identificata una sorta di spirale positiva che peggiora la progressione del tumore. In definitiva F. nucleatum stimola specificatamente le cellule del carcinoma colorettale. Pertanto il modello proposto è un modello in cui le mutazioni rappresentano il primo e l'infezione microbica il secondo fattore per promuovere la progressione tumorale.

Un nuovo marker per il tumore al colon?

L'annessina A1 rappresenta un componente chiave attraverso cui il batterio spiega il suo effetto stimolatore e il suo livello di espressione predice una diagnosi tumorale sfavorevole indipendentemente da una serie di fattori. Analizzando delle sequenze di Rna di 466 pazienti con tumore al colon gli scienziati hanno potuto osservare che i soggetti con un maggior livello di questa proteina avevano una prognosi peggiore, indipendentemente dal grado di tumore e dal suo stadio, dall'età o dal sesso del paziente.

I dati ottenuti – come sottolineano i ricercatori – potrebbero spiegare perché alcuni tumori colorettali avanzano più velocemente di altri grazie a batteri presenti nel cavo orale e, inoltre, potrebbero contribuire all'identificazione di tumori al colon più aggressivi. Il lavoro di ricerca di Han e colleghi proseguirà infatti con l'obiettivo di individuare dei modi con cui rendere la proteina annessina A1 un biomarcatore tumorale e un potenziale bersaglio per sviluppare nuovi trattamenti oncologici.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 08/03/2019