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Sale, cinque azioni per mangiarne di meno

Un cucchiaino da tè, e nemmeno troppo colmo. È la quantità di sale che bisognerebbe consumare nell'arco di una giornata. Meno di cinque grammi, per contribuire a rendere la dieta più salutare. Troppo sale fa male, fa alzare la pressione arteriosa e di conseguenza il rischio cardiovascolare. È il sodio l'elemento che può recar danno all'organismo, quello che si associa all'ipertensione e a tutto ciò che ne consegue. E la fonte principale di sodio è proprio il sale da cucina, assieme al glutammato di sodio, un esaltatore di sapidità utilizzato come condimento in molte parti del mondo, ricorda l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Salute, da tempo impegnata nella sensibilizzazione sul consumo moderato di sale.

Quando si è al supermercato e poi quando si è a casa è possibile fare delle scelte consapevoli per controllare l'introito di sale. Cinque semplici azioni per (meno di) cinque grammi al giorno:

- il sale può essere sostituito da altri prodotti che danno sapore al cibo: aromi, spezie, erbe, aceto fino agli agrumi come il limone;

- chi consuma verdura e legumi inscatolati farebbe bene a eliminare il liquido presente nella confezione e a sciacquare i prodotti. E, in ogni caso, mangiare più frutta e verdura fresche è sempre utile;

- prima di fare acquisti è importante leggere le etichette per scegliere prodotti con meno sale. Il ministero della Salute suggerisce di cercare i prodotti con meno di 0,3 grammi per 100 gr (pari a 0,12 g di sodio);

- eliminare il sale gradualmente sarà più facile per far adattare le papille gustative ai nuovi sapori;

- se a tavola non ci sono sale e salse salate sarà più facile non aggiungerli ai piatti e i più giovani difficilmente cederanno a questa abitudine.

L'altro consiglio per chi aggiunge il sale è di utilizzare quello iodato. Anche entro le soglie raccomandate è garanzia di un adeguato apporto di iodio, un microelemento fondamentale per l'organismo (è il costituente principale degli ormoni tiroidei). Per chi ha bambini – suggeriscono gli esperti del ministero – è bene non aggiungere sale nelle pappe per almeno il primo anno di vita. E quando crescono si può cominciare a fare delle scelte più salutari, ad esempio, preferendo merende a base di yogurt o frutta fresca e riducendo l'acquisto di snack salati.

Un appello a governi, settore alimentare e cittadini

Le cinque mosse sono state definite da Wash, World Action on Salt & Health, un'associazione attiva in 100 Paesi che dal 2005 si batte per incrementare i livelli di salute attraverso il calo la graduale del consumo di sale e dell'introito di sodio. I destinatari delle iniziative di Wash sono le aziende alimentari multinazionali, per indurle a utilizzare meno sale nei processi di produzione, e i governi, impegnati nella tutela della salute della popolazione. Come ricorda il minsitero della Salute, aggiungere il sale influisce solo per il 36% mentre il 64% del sale assunto proviene dai prodotti alimentari come pane e prodotti da forno, formaggi e salumi. Per questo è importante che anche l’industria alimentare faccia la sua parte.

Ogni anno l'organizzazione intensifica la sua azione di sensibilizzazione nella Settimana mondiale per la riduzione del consumo alimentare di sale. Il tema di quest'anno, nella settimana dal 4 al 10 marzo, è “Let's take salt off the menu”, ovvero “Togliamo il sale dai menù”.

Non solo cuore e vasi a rischio

Gli Stati membri dell'Oms hanno raggiunto un accordo sull'obiettivo della riduzione del 30% entro il 2025 dell’introito di sale. Il contenimento del consumo di questo prodotto è una delle misure più economicamente efficaci e vantaggiose che si possono mettere in campo per il benessere della popolazione. Se nel mondo si riuscisse a consumare meno di 5 gr di sale al giorno si potrebbero prevenire ogni anno 2,5 milioni di morti, dice l'Oms.

Il sale in eccesso determina infatti un aumento della pressione arteriosa, che a sua volta fa aumentare il rischio di insorgenza di malattie cardio-cerebrovascolari, le prime cause di morte nel mondo (solo ictus e infarti hanno fatto nel 2016 oltre 15 milioni di decessi). Ma questo introito si associa anche ad altre patologie, più o meno gravi, dall'osteoporosi alle malattie renali ai tumori dell'apparato digerente.

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 07/03/2019