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Nel tè verde una sostanza contro la demenza senile

Dal tè verde e dalle carote due sostanze in grado di contrastare i sintomi della demenza senile. A testarne gli effetti in un gruppo di cavie sono stati dei ricercatori della University of Southern California di Los Angeles (Usa). La somministrazione di queste due sostanze ha annullato i sintomi di una malattia simile all'Alzheimer. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Journal of Biological Chemistry. Per Terrence Town, uno dei suoi autori, le conclusioni dello studio sono “incoraggianti”. Nonostante la ricerca sia stata fatta su modelli animali (i topi erano stati geneticamente programmati per sviluppare la patologia neurologica), secondo il team di scienziati i dati ottenuti rinforzano l'idea secondo cui alcuni supplementi di origine vegetale potrebbero fornire protezione contro la demenza nell'uomo.

Un altro dato significativo emerso dalla ricerca è la potenziale utilità della terapia di combinazione che potrebbe rappresentare il migliore approccio di trattamento. La terapia di combinazione è già lo standard di cura per patologie come i tumori, l'infezione da Hiv e l'artrite reumatoide.

Una dieta di tre mesi

Le due sostanze sono l'epigallocatechina-3-gallato (Egcg), la più abbondante e la più attiva catechina presente nel tè verde, un polifenolo, utilizzata anche negli integratori alimentari, e l'acido ferulico, un antiossidante che si trova in molti alimenti come carote, pomodori, riso, grano e avena. I ricercatori hanno diviso le cavie in quattro gruppi nei quali erano equamente rappresentati i due sessi e che includevano anche delle cavie sane. Per tre mesi sono stati somministrati ai topi o una combinazione delle due sostanze, o solo Egcg o acido ferulico o un placebo. Il dosaggio era di 30 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo (un livello ben tollerato dagli uomini e facilmente integrabile in una dieta salutare, sottolineano i ricercatori).

Prima e dopo questa dieta speciale gli scienziati hanno eseguito un insieme di test neuropsicologici che sono grosso modo paragonabili ai test di memoria e ragionamento impiegati per la valutazione della demenza negli uomini.

Sostanze antiossidanti e neuroprotettive

Un test era eseguito all'interno di un labirinto a forma di Y per valutare la memoria di lavoro spaziale delle cavie, un'abilità che gli esseri umani sfruttano ad esempio per trovare la strada di uscita da un palazzo. Ebbene, i topi sani istintivamente esploravano l'intero labirinto, alla ricerca di cibo o di una via di fuga entrando più volte in tutti e tre i rami più che percorrendoli solo casualmente. I topi programmati per sviluppare la patologia neurodegenerativa non si comportavano come le altre cavie.

Le cose sono cambiate invece dopo la dieta a base di Egcg e acido ferulico: “Dopo tre mesi, il trattamento in combinazione ha ripristinato la memoria spaziale di lavoro e i topi malati si comportavano bene allo stesso modo di quelli sani”, spiega Town.

Una spiegazione potrebbe risiedere in un meccanismo attraverso il quale le sostanze impedivano a delle proteine di scomporsi in proteine più piccole, le beta-amiloidi, che si aggregano nel cervello dei pazienti con Alzheimer. I ricercatori hanno visto poi che le molecole somministrate ai topi avevano ridotto il livello di neuroinfiammazione e di stress ossidativo nel cervello, due aspetti chiave della patologia negli esseri umani.

Le potenziali proprietà dei polifenoli del tè verde e in particolare dell'epigallocatechina 3-gallato sono già state suggerite da alcuni studi negli ultimi anni. Soprattutto si è guardato alle proprietà anti-infiammatorie, antiossidanti e anche neuroprotettive di queste sostanze. E su questi aspetti continueranno a indagare Town e colleghi, sulla possibilità che delle molecole di origine vegetale siano in grado di inibire la produzione delle placche di beta-amiloide.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 15/03/2019

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