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«Ansia matematica», la paura di fare 2+2

Immaginate di essere seduti nell`ultima fila di un`aula scolastica. All`improvviso l`insegnante pronuncia il vostro nome chiedendovi di risolvere, davanti a tutti, un difficilissimo problema di matematica alla lavagna. Se solo immaginare una scena del genere vi ha provocato un`eccessiva sudorazione delle mani e un improvviso batticuore, la diagnosi è presto fatta: siete affetti da “ansia matematica”.
Si tratta di una paura che affligge molti di noi, spiegano gli scienziati dell`Università di Chicago sulla rivista Current Directions in Psychological Science. Una sorta di ansia da prestazione che rappresenterebbe un vero e proprio ostacolo per risolvere al meglio calcoli e problemi matematici nel corso di esami e interrogazioni. Ma quali sono i meccanismi cerebrali coinvolti?
I procedimenti mnemonici, spiegano gli scienziati, sarebbero i componenti fondamentali di questo tipo di ansia. Ad essere coinvolto nella paura sarebbe in particolare il funzionamento della memoria a breve termine, una sorta di magazzino che conserva temporaneamente le informazioni necessarie per compiere un dato processo cognitivo.
Con una struttura molto simile alla ram di un computer, quanto più un individuo possiede grandi capacità mnemoniche a breve termine tanto più è in grado di risolvere velocemente problemi e quesiti che richiedono un ragionamento logico.
Ma trovandosi in una situazione di disagio, come dinanzi a una platea o a tu per tu con un professore, il funzionamento della “ram biologica” può andare letteralmente in cortocircuito. E il risultato il più delle volte è disastroso. 
Ma c`è di più. Il modo in cui i calcoli vengono disposti sul piano potrebbe influenzare il meccanismo di ragionamento. Quando il testo di un problema aritmetico è scritto orizzontalmente, spiegano infatti gli scienziati, il cervello recupera nei cassetti della memoria a breve termine le risorse mnemoniche connesse al linguaggio. Se invece il testo di un problema è distribuito verticalmente, vengono sfruttate le risorse visivo-spaziali.
Gli scienziati hanno osservato tale meccanismo di recupero delle risorse correlandolo alla pressione che può generare su un individuo lo stereotipo molto diffuso secondo cui le donne sarebbero meno abili con i numeri rispetto agli uomini. Dagli esperimenti è emerso come le ragazze accusate di tale carenza rispetto ai loro coetanei maschi trovassero difficoltà soprattutto con i problemi trascritti orizzontalmente. Secondo gli scienziati, essere sottoposte a uno stereotipo di questo tipo creerebbe infatti nelle ragazze una sorta di “monologo cerebrale” fatto di preoccupazioni e frustrazioni che non lascerebbero spazio al buon funzionamento delle capacità verbali della memoria a breve termine.
È la situazione in cui ci si trova, spiegano quindi gli scienziati, che fa la differenza. Il team di Chicago ha infatti osservato come anche gli individui che presentano alti punteggi nella memoria a breve termine in situazioni di stress e pressione non riescano a eseguire velocemente ragionamenti e calcoli aritmetici.
“In situazioni di pressione – scrive Sian L. Beilock, che ha guidato la ricerca -  le maggiori capacità mnemoniche di alcuni scompaiono, e le performance matematiche sono carenti”. Insomma, davanti ai numeri anche i migliori a volte crollano.
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di lidia baratta
Pubblicato il 11/12/2008