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Ospedali italiani, diminuiscono le giornate di degenza

Meno giornate in ospedale. Ammonta a poco meno di 59 milioni il numero di giornate di degenza nei centri di cura in Italia nel 2017. Un dato in calo rispetto al 2016. La riduzione – come rilevato dal ministero della Salute nel Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero – riguarda sia il numero di dimissioni per ricoveri di riabilitazione, di lungodegenza e per acuti che il corrispondente volume complessivo di giornate. Il calo di entrambi gli indicatori è di circa il 2%.

 

Le giornate di degenza e gli accessi sono passati, in un anno, da 60.084.401 a 58.889.633. È l'intero volume di attività degli ospedali italiani a essersi ridotto. La contrazione più significativa ha interessato l'attività per i ricoveri per acuti in regime diurno (per il trattamento di malattie in fase acuta senza pernottamento): le dimissioni sono scese del 6,7% e le giornate del 13,1%. Nei reparti di lungodegenza le dimissioni e le giornate sono scese del 5,4% e del 17,5% mentre l'attività per ricoveri di riabilitazione in regime diurno ha fatto segnare, rispettivamente, -4,6% e -3,1%.

Il maggior numero di giornate di degenza per attività per acuti in regime ordinario hanno riguardato pazienti in trattamento per malattie e disturbi dell'apparato cardiocircolatorio (circa 6 milioni e 400 mila). A seguire malattie e disturbi dell'apparato respiratorio (oltre 5 milioni e 600) e di quello muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo (circa 5 milioni). Poco meno di 6 milioni sui circa 8 milioni di giornate di degenza per attività di riabilitazione, in regime ordinario, hanno invece riguardato affezioni a carico dell'apparato muscolo-scheletrico e del tessuto connetivo e a carico del sistema nervoso. In queste due categorie diagnostiche rientra anche il maggior numero di giornate di lungodegenza.

Stabile la tendenza a spostarsi sul territorio per curarsi

Dai dati del ministero è emersa una minore tendenza della popolazione al ricovero ospedaliero, pur con differenze tra le diverse Regioni. Il tasso di ospedalizzazione standardizzato per età e sesso è sceso da 126 a 123,2 dimissioni ogni mille abitanti rispetto al 2016. Val d'Aosta, provincie autonome di Bolzano e di Trento, Liguria, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania e Sardegna sono sopra la media nazionale. 

L'andamento calante del tasso di ospedalizzazione ha interessato principalmente l'attività per acuti: dal 2010 al 2017 si è passati da 115,8 a 94 in regime ordinario e da 48,8 a 29 in regime di day-hospital. La tendenza è ancora più marcata, sempre considerando il periodo 2010-2017, per il tasso di ospedalizzazione complessivo: da 171,9 a 129,4 ogni mille abitanti.

Gli spostamenti da regione a regione per usufruire dei servizi di cura, assistenza e riabilitazione sono una caratteristica tipica del sistema sanitario nazionale. La mobilità ospedaliera interregionale tuttavia non ha manifestato variazioni sostanziali in tutti i tipi di attività e regime di ricovero. Si è mantenuta a livelli costanti pari a circa l'8% per l’attività per acuti in regime ordinario e diurno, al 15% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario e al 10% per quella in regime diurno e infine al 5% per l’attività di lungodegenza.

A spostarsi di più fuori dai confini della propria regione, per l'attività per ricoveri per acuti, sono i residenti in Molise, Basilicata, Calabria e Abruzzo. Qui sono stati registrati infatti i maggiori tassi di ospedalizzazione fuori regione mentre quelli più bassi sono stati rilevati in Lombardia, provincia di Bolzano, Sardegna e Veneto.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 27/03/2019

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