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Gengiviti, batteri coinvolti nell’insorgenza dell’Alzheimer

Dalle gengive al sistema nervoso. Il principale batterio che causa la parodontite potrebbe essere implicato nello sviluppo della malattia di Alzheimer. È quanto suggerisce un team di ricercatori guidato da Jan Potempa, docente della University of Louisville (Stati Uniti) e della Jagiellonian University di Cracovia (Polonia). La correlazione non riguarderebbe solo la malattia neurodegenerativa ma anche l’artrite reumatoide e una particolare infezione polmonare, la polmonite ab ingestis causata dall’aspirazione di cibo o succhi gastrici.  

 

Se non prolifera il batterio non è pericoloso

 

Porphyromonas gingivalis è il battere al centro della ricerca di Potempa e colleghi presentata al meeting dell’American Association of Anatomists di Orlando (Stati Uniti). Si tratta di un battere che causa la parodontite, una severa malattia infiammatoria che colpisce il parodonto, ovvero i tessuti di sostegno del dente. Comunemente questo microrganismo comincia a infiltrarsi negli anni dell’adolescenza: circa un under 30 su cinque – riferiscono gli autori dello studio – presenta un certo insieme di batteri nelle gengive senza che però rappresentino una minaccia per la salute. Tuttavia, se questa presenza aumenta, i batteri scatenano una risposta immunitaria che comporta l’insorgenza di rossore, gonfiore, sanguinamento ed erosione del tessuto gengivale, i sintomi tipici dell’infiammazione. Fumatori e anziani sono i soggetti con un maggior rischio di infezione.

 

Il team di ricerca ha fornito le prove dell’associazione tra il P. gingivalis, l’Alzheimer e le altre patologie sia con sperimentazioni su cavie che osservando i tessuti cerebrali di individui colpiti dalla malattia neurodegenerativa. Gli esperti hanno confrontato dei campioni di cervello di soggetti con o senza malattia di Alzheimer all'incirca della stessa età al momento del decesso. Hanno così avuto modo di vedere che il battere era più comune nei cervelli dei pazienti colpiti dalla patologia: ne è stata rilevata la ‘firma’ del suo Dna e la presenza di alcune tossine (gli enzimi gingipain).

 

Sui topi, invece, è stato osservato il percorso che il battere riusciva a compiere migrando dalla bocca al cervello. Alcune sostanze chimiche erano però in grado di bloccare questo viaggio interagendo con gli enzimi. 

 

Test per ipotesi di farmaco

 

Proprio su questi enzimi si sono concentrate le attività di ricerca del team che sta lavorando su un farmaco sperimentale in grado di bloccarli. Gli esperti sono anche allo studio su altri componenti che possano contrastare enzimi importanti per il P. gingivalis e altri batteri con l’obiettivo di neutralizzarne il possibile coinvolgimento nell’insorgenza dell’Alzheimer e delle altre patologie osservate. 

 

“Le principali tossine del battere, gli enzimi di cui ha bisogno per agire in modo dannoso, sono obiettivi potenziali per nuovi interventi medici con cui rispondere a una serie di malattie. La cosa interessante di tali approcci rispetto agli antibiotici è che sono indirizzati solo ai patogeni chiave non colpendo invece i batteri buoni di cui abbiamo bisogno”, spiega Potempa.

 

Al momento per evitare la contaminazione del battere è necessario lavarsi i denti e passare il fio interdentale in maniera accurata e farsi visitare dal dentista periodicamente: “L’igiene orale è molto importante in tutta la nostra vita non solo per avere un bel sorriso ma anche per ridurre il rischio di molte gravi malattie”, aggiunge il ricercatore. “Chi presenta dei fattori di rischio genetico che rende suscettibili all’artrite reumatoide o all’Alzheimer dovrebbe preoccuparsi molto della prevenzione della malattia gengivale”, conclude il ricercatore. 

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 08/07/2019