Logo salute24

Anziani, solitudine mette a rischio la salute come fumo e obesità

La solitudine è una condizione che può contribuire in maniera significativa al peggioramento della salute delle persone anziane. Un anziano isolato è un anziano più fragile, privo di una rete di supporto a cui fare affidamento nei momenti di bisogno. In molti Paesi occidentali il tema della solitudine negli anziani sta guadagnando attenzione alla luce della loro evoluzione demografica: la quota di popolazione anziana è infatti sempre più ampia e l’aspettativa di vita sempre più elevata. Ad esempio nel 2018 il governo May in Gran Bretagna decise di istituire un “ministero della solitudine”, adottando per la prima volta una strategia con cui affrontare la questione e reintegrare gli anziani nel tessuto sociale.

Di recente è stato pubblicato su Canadian Medical Association Journal, pubblicazione ufficiale dell’associazione dei medici del Paese nord-americano, un articolo su questo argomento, una sorta di mini-guida per aiutare gli operatori sanitari a capire gli effetti della solitudine sui pazienti anziani: “Il nostro sistema sanitario e la nostra società – sottolinea Nathan Stall, geriatra del Mount Sinai Hospital di Toronto e fra gli autori dello studio – stanno riconoscendo sempre di più la solitudine come un serio problema di salute ma i medici sono spesso impreparati per valutare e gestire in maniera appropriata i pazienti soli”. Una donna anziana su quattro e un anziano su cinque in Canada hanno riferito di sentirsi soli, riferisce la ricercatrice e autrice dello studio Rachel D. Savage.

Solitudine e salute

La solitudine – fanno sapere i ricercatori – si qualifica come uno stato emotivo di isolamento percepito. Anche se il termine viene usato come sinonimo di isolamento sociale, l’elemento di autopercezione, del sentirsi soli, più che il non avere molti contatti con gli altri, distingue la solitudine dall’isolamento. La solitudine, comune negli anziani adulti, è collegata a un impoverimento della qualità di vita e del benessere psico-fisico. La ricercatrice Julianne Holt-Lunstad, che si è dedicata a lungo al tema, ha paragonato l’impatto della solitudine sulla salute a quello di quindici sigarette al giorno. Questo stato rappresenta dunque un pericoloso fattore di rischio di mortalità al pari dell’obesità e dell’inattività fisica oltre che dell’assuefazione al fumo di sigaretta.

La solitudine è stata correlata ad esempio a un maggior rischio di demenza senile e di malattia di Alzheimer, la forma di demenza più comune nella popolazione mondiale. Oltre a questo, la ricerca scientifica ha suggerito anche un’associazione fra questa condizione e la malattia coronarica e l’ictus, due fra le maggiori cause di mortalità globale. Circa i meccanismi causali dietro questi effetti sono state avanzate diverse ipotesi, dall’aumento dell’ipertensione all’instaurarsi di una condizione cronica di stress che comporta una cascata di variazioni fisiologiche dell’organismo.

L'aiuto della comunità

Considerando l’alto numero di persone anziane in molti Paesi occidentali – secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità, nel 2050 una persona su cinque avrà oltre 60 anni – la solitudine ha importanti ricadute sull’erogazione dei servizi sanitari. Uno studio del 2015 apparso su American Journal of Public Health ha rilevato che la solitudine cronica (riferita dai soggetti coinvolti nella ricerca al suo avvio e quattro anni dopo) si associava a un maggior numero di visite dal medico. Perciò tener conto della solitudine come elemento caratterizzante la condizione di soggetti vulnerabili, potrebbe comportare una riduzione dell’utilizzo dei servizi sanitari.

Coinvolgere le persone anziane sole in attività di comunità potrebbe essere una misura utile. Sul punto concordano anche gli autori dello studio canadese: la solitudine in terza età potrebbe essere alleviata dal cosiddetto “social prescribing”. Si tratta di una serie di interventi con cui mettere in relazione gli anziani soli con la comunità in cui vivono. La partecipazione ad attività di gruppo e l’inserimento in reti sociali potrebbe essere fonte di supporto e di miglioramento del benessere per queste persone.

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 03/05/2019